
La rete nasce dopo un processo di costruzione durato mesi e all’indomani di Spazio ai Cad, una due giorni di incontro e discussione che si è tenuta sabato 7 e domenica 8 dicembre al Cassero LGBTQIA+ Center, finanziata da UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e organizzata in stretta connessione con i Centri Antiviolenza e all’interno della cornice del Festival La Violenza Illustrata. Un momento di confronto operativo e pratico che ha visto coinvolte più di 50 professioniste e professionisti – operatrici, assistenti sociali, psicologhe e avvocate peer – in uno scambio di buone pratiche e prospettive future.
È proprio dall’esperienza dei Centri Antiviolenza femministi, punto di riferimento fondamentale nel contrasto alla violenza di genere, che deriva l’idea di una rete nazionale. Proprio come i CAV, i CAD si mettono in rete e si interrogano su come affrontare l’emergenza discriminazioni e violenze omolesbobitransfobiche, ma anche su come costituirsi come soggetto di interlocuzione politica oltre che servizio.
I CAD sono in prima linea nel contrasto alle discriminazioni, che sappiamo essere un fenomeno pervasivo e sistemico. In tutta Italia le persone LGBTQIA+ si rivolgono alle associazioni per chiedere supporto. Spesso emergono storie simili tra loro, come i molti casi di persone trans e migranti che a causa della violenza e della discriminazione si ritrovano senza casa, oppure di minori che subiscono bullismo a scuola o abusi da parte dei genitori una volta che fanno coming out. Sono storie da cui emerge la necessità di strutture protette capaci di accogliere persone LGBTQIA+, che spesso invece si scontrano con servizi incapaci di rispondere ai loro bisogni. Alcuni Cad sono anche case rifugio, ma i posti letto rimangono insufficienti per colmare la richiesta. Spesso sono persone che si trovano in condizioni di isolamento e solitudine proprio a causa delle discriminazioni che subiscono, che possono comportare violenza o abbandono da parte della famiglia di origine e delle loro comunità, difficoltà nell’accesso al lavoro ed esclusione dalle reti sociali e istituzionali.
Solo nell’ultimo anno migliaia di persone si sono rivolte ai Centri della rete e hanno iniziato percorsi di fuoriuscita dalla violenza e dalle discriminazioni subite. I percorsi di fuoriuscita prevedono un lavoro multidisciplinare con il supporto psicologico e legale. Sappiamo che questa è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che colpisce tantissime persone ogni giorno e che sta diventando sempre più feroce.
La costituzione di una rete nazionale ha il duplice obiettivo di riuscire ad accogliere sempre più persone e di contrastare il fenomeno delle discriminazioni alla radice, costruendo un soggetto politico capace di intervenire nella prevenzione e di produrre il cambiamento culturale necessario al superamento delle discriminazioni.

