«Quando si operano dei tagli di questo tipo alla scuola pubblica, non siamo di fronte a un tema tecnico, ma a una scelta politica ben precisa, che incide direttamente sul futuro delle nostre comunità». Con queste parole gli assessori all’Istruzione dell’Unione del Sorbara intervengono dopo la scelta del Governo di commissariare la Regione Emilia-Romagna, insieme ad Umbria, Toscana e Sardegna, per essersi opposta alle riduzioni imposte dal Governo sul dimensionamento della rete scolastica. La risposta del Governo – spiegano gli assessori – è stata chiara: commissariamento delle Regioni che non accettano di sottoscrivere un piano di tagli che indebolisce la scuola pubblica.

«Non parliamo per slogan, ma per numeri – proseguono –. In Emilia-Romagna il parametro ministeriale prevede 938 studenti per autonomia scolastica. La nostra Regione è già a 994 studenti per scuola, quindi oltre il parametro indicato dal Ministero. Eppure, si impone comunque il passaggio da 532 a 515 autonomie: ben 17 autonomie scolastiche in meno». Tradotto in termini concreti, questo significa accorpamenti forzati, scuole sempre più grandi, dirigenze costrette a muoversi su più plessi e una minore presenza quotidiana dove invece sarebbe più necessaria.

«È una deriva che rischia di produrre istituti sovradimensionati – sottolineano – nei quali ragazze e ragazzi smettono di essere persone per diventare numeri e nei quali non può che essere penalizzata la progettualità e la qualità del servizio». Per l’Unione del Sorbara il rischio è tutt’altro che astratto. «Anche il nostro territorio, a partire da realtà come Ravarino, potrebbe essere coinvolto in accorpamenti fuori asse, lontani dal contesto e dalle reali esigenze delle famiglie, così come rischiano tanto i territori montani e le aree interne».

«Sosteniamo la scelta politica della nostra regione di non cedere a tagli lineari e penalizzanti. Difendere la scuola pubblica non è una battaglia amministrativa: è una scelta morale – concludono gli assessori – perché significa difendere uguaglianza, coesione sociale e il futuro del Paese. Questa è la peggiore politica possibile: quella che impone tagli senza confronto e senza considerare le conseguenze sui territori». Da qui l’appello finale alla cittadinanza: «Non restiamo indifferenti. Chiediamo conto a chi decide a Roma e facciamo sentire la voce delle famiglie e delle comunità. La scuola non è un capitolo di spesa da comprimere: è l’investimento che regge lo sviluppo futuro del nostro Paese».

«Considerare la Scuola, o più in generale l’istruzione, un settore nel quale poter tagliare a piacimento, significa privare le giovani generazioni del futuro che meritano, sognano e sperano. Non è certo questa la responsabilità che abbiamo, è esattamente il contrario», chiosa Maurizia Rebecchi, sindaca di Ravarino e assessore all’istruzione dell’Unione.