L’economia della provincia di Reggio Emilia prevede il 2026 come un anno caratterizzato ancora da grande incertezza e con un contesto distinto da segnali contrastanti. Da un lato emergono timidi elementi di tenuta e alcune dinamiche positive, dall’altro persistono perplessità che frenano investimenti e alimentano un clima di prudenza tra gli imprenditori. È questo il quadro che emerge dall’analisi dei principali indicatori economici elaborati dall’ufficio studi Lapam Confartigianato.

Stando a quanto si evince da un’indagine effettuata su un campione di imprese associate, il sentiment degli imprenditori per il primo semestre del 2026 rimane pessimista, con un saldo negativo tra chi si aspetta una crescita e chi si attende un calo degli ordini di 10,4 punti in Emilia-Romagna. Nei primi nove mesi del 2025 sono calati anche gli investimenti previsti dalle imprese: in regione il 38,3% degli imprenditori ha annullato, rimandato o ridotto gli investimenti in previsione, mentre il 27,4% è riuscito a realizzare gli investimenti in previsione.

Per quanto riguarda la demografia d’impresa, da oltre un decennio cala il numero di imprese, con cali più accentuati nell’artigianato. Nel 2025 cresce il numero di occupati, ma non nel settore manifatturiero, dove aumenta il ricorso alla cassa integrazione. La difficoltà di reperimento di personale qualificato porta le imprese a trattenere la propria forza lavoro anche in momenti di calo della produzione. Nei primi tre mesi del 2026, però, le entrate preventivate delle realtà imprenditoriali di Reggio Emilia e provincia osservano un -7,8% rispetto alla previsione nello stesso periodo dell’anno precedente. Segnali di ripresa arrivano sul fronte export: per l’area vale complessivamente 9,8 miliardi di euro e nei primi nove mesi del 2025 si registra una sostanziale tenuta dell’export manifatturiero nel reggiano. Per le micro e piccole imprese provinciali le esportazioni crescono più che per le altre realtà e fanno segnare un +4,8%.

Regge il turismo: riprende a crescere il numero di turisti, soprattutto grazie agli stranieri. Cresce meno il numero di pernotti, quindi il turista medio effettua vacanze più brevi sul territorio: nei primi dieci mesi del 2025 si registra un +10,9% di turisti e un +9% di pernotti nel reggiano rispetto allo stesso periodo del 2024.

«L’analisi evidenzia una grande incertezza – sottolinea il Presidente Lapam Confartigianato Daniele Mazzini –: la diminuzione delle imprese, soprattutto artigiane, è un campanello d’allarme e la difficoltà di accesso al credito penalizza gli investimenti, senza i quali si perde terreno sui mercati. Le imprese stanno facendo uno sforzo enorme per non disperdere competenze, ma senza una ripresa della domanda e senza strumenti adeguati sul lavoro, questo equilibrio rischia di non reggere nel lungo periodo. Positivo, certamente, il fatto che il territorio sia ancora attrattivo, come dimostrano i dati sul turismo che si conferma leva importante per l’economia locale».

In uno scenario che si prevede caratterizzato ancora da luci e ombre, Lapam Confartigianato ha deciso di dare continuità e di scegliere, anche in questo 2026, la campagna di tesseramento “Intelligenza Artigiana Creativa”.

«Non è una ripetizione – spiega Carlo Alberto Rossi, Segretario Generale Lapam Confartigianato –, ma una dichiarazione di continuità. L’intelligenza artigiana creativa è la capacità tipica delle nostre imprese di innovare senza perdere identità, di utilizzare strumenti avanzati mantenendo al centro la persona, il lavoro e la qualità. L’incertezza e la sempre gravosa burocrazia sono i peggiori ostacoli per le  imprese. Per questo abbiamo deciso di adottare questo filone anche per il 2026. In un contesto altamente complesso, sono rimasto colpito dalle parole semplici pronunciate da Papa Leone XIV durante l’Angelus, cioè: “Dire no all’industria della guerra e far prevalere l’artigianato della pace”. Un concetto che come associazione facciamo nostro, rafforzando il valore del lavoro artigiano come modello di sviluppo responsabile, radicato nei territori e attento alle persone. È un messaggio che parla anche all’economia: la pace non nasce da grandi slogan, ma da un lavoro paziente, fatto di scelte responsabili e attenzione alle persone. Un principio che traduciamo quotidianamente in azioni concrete a tutela delle imprese, attraverso servizi di consulenza aziendale, ad esempio brokeraggio assicurativo, contenimento dei costi energetici e accompagnamento nell’accesso a bandi e contributi. Il nostro obiettivo è rafforzare il lavoro e tenere insieme sviluppo economico e coesione sociale».