
È l’artista Alessio Barchitta (1991) il vincitore della IV edizione del Premio Marca Corona, dedicato ad artisti e designer under 35, e consegnato il 6 febbraio al Teatro San Leonardo, nell’ambito di Marca Corona per l’Arte, in occasione di ART CITY Bologna 2026.

Secondo la giuria, Digitale ha interpretato al meglio il tema del concorso di quest’anno intitolato Mani-mente-Mani. Allegorie della materia e della relazione, rappresentando il valore del fare manuale e collettivo, in stretto rapporto con la materia. «In un tempo dominato dalla smaterializzazione dei linguaggi digitali – ha dichiarato la commissione – il lavoro partecipativo di Barchitta sottolinea proprio il valore del fare, riportando al centro la dimensione tattile e relazionale dell’arte». L’opera sarà costituita da un insieme di impronte digitali lasciate dai dipendenti di Marca Corona, a rappresentare la cooperazione necessaria al raggiungimento di un obiettivo comune. Il risultato sarà un tappeto visivo simile, per ritmo e proporzioni, a un pavimento tradizionale. Il blu, colore storico di Marca Corona, sottolinea la continuità del valore della collaborazione nel tempo. Spiega l’artista: «Digitale (dal latino digitus, dito) rimanda non solo all’innovazione tecnologica, ma anche al gesto manuale. Ricorda che il vero valore risiede nella singolarità delle persone: nel contatto, nell’autenticità e nella ricchezza generata da molteplici elementi unici e indispensabili».
Seconda classificata, Gina Tamborra (1998), artista visiva e performer, con Ri Suona il Sasso. Progetto che mette in dialogo due territori lontani, ma legati da una storia familiare e collettiva: Sassuolo, storico polo ceramico, e Irsina (MT), città gemellata dal 1991, da dove proviene la famiglia materna dell’artista e da cui, a partire dagli anni ’50, numerose persone emigrarono per lavorare nel distretto modenese, contribuendo alla crescita dell’industria ceramica e allo sviluppo del territorio. I nomi delle due città, anagrammati, generano il titolo Ri Suona il Sasso, che richiama l’eco della terra, il gesto che risveglia la materia, la memoria che torna a vibrare attraverso le mani. Il progetto è strutturato in 40 moduli ceramici di 25 cm ciascuno, disposti in formato verticale per una superficie di 100×250 cm. La parte superiore del pannello è libera: è il vuoto prima dell’incontro. Quattro moduli successivi riportano le parole del titolo. Segue poi il disegno di due mani che custodiscono la topografia di Irsina e di Sassuolo. Le linee diventano tracce epidermiche, dove il confondersi dei confini racconta la relazione, la modularità ricorda la serialità industriale e la scrittura riporta la materia verso il corpo, il tocco, la voce e la relazione umana. Ri Suona il Sasso diventa così una meditazione visiva sul gesto come ponte tra luoghi, radici e persone. Un invito a riscoprire la materia come voce e la mano come strumento di racconto, trasformazione e memoria condivisa.
Al terzo posto, Superficie orale dell’artista visivo Francesco Bendini (1996): lavoro basato sull’uso della bocca come strumento di modellazione della materia, in una dimensione intima e primaria del fare artistico. L’opera invita a riscoprire la natura corporea, tattile e relazionale dell’arte. In questo processo, l’argilla non è soltanto lavorata con le mani, ma direttamente masticata, coinvolgendo il corpo in modo radicale. L’opera consiste in una composizione ceramica a parete di 90×50 cm, orientata verticalmente e formata da una serie di piastrelle assemblate, ognuna delle quali realizzata attraverso un processo esclusivamente corporeo: l’argilla, inizialmente modellata all’interno della bocca dell’artista, viene ulteriormente lavorata in una seconda fase, utilizzando bocca, lingua, denti, labbra e naso per ridefinirne la forma. L’agire si trasferisce dalle mani a uno spazio interno e primario, legato al nutrimento e al linguaggio, distante da codificazioni digitali. Utilizzando il corpo come strumento, l’artista accetta il limite, l’imprecisione e l’errore come condizioni strutturali del processo. Il corpo non è una macchina ottimizzata: sbaglia, lascia tracce, devia. In questo senso l’errore diventa segno di presenza e di differenza rispetto ai sistemi automatizzati e alle logiche di perfezione della contemporaneità tecnologica.
A valutare i progetti è stata la giuria composta da: Pino Deodato, artista protagonista della IV edizione di Marca Corona per l’Arte; Antonio D’Amico, direttore del Museo Bagatti Valsecchi di Milano; Paola Rivetta, giornalista culturale e scientifica; Susanna Orlando, Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta; Davide Sarchioni, curatore e storico dell’arte contemporanea; Beatrice Audrito, curatrice; Marco Bassan, curatore e fondatore di Spazio Taverna; Luca Fiandri, responsabile R&D Ceramiche Marca Corona; Mariachiara Russo, responsabile sviluppo prodotto Ceramiche Marca Corona.
Alessio Barchitta riceverà un riconoscimento in denaro di 1.500 euro e potrà realizzare il proprio progetto nell’ambito di una residenza artistica in azienda. L’opera sarà presentata al pubblico nell’autunno 2026, durante l’inaugurazione della V edizione di Marca Corona per l’Arte. Entrerà poi a far parte delle collezioni artistiche aziendali, custodite nello stabilimento di Sassuolo e in Galleria Marca Corona, l’unico museo d’impresa italiano dedicato alla storia della ceramica dell’intero distretto sassolese.
Artisti

Alessio Barchitta Nasce a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) nel 1991, vive e lavora tra la Sicilia e Milano. Nel 2017 si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, indirizzo Pittura. Nella sua ricerca, che si presenta sempre eterogenea e complessa, la scelta dei materiali costituisce una parte fondamentale. Dove la materia manca di peculiarità, subentra l’estetica a connotare il soggetto. Partendo da uno stadio ideale e dogmatico di neutralità, Barchitta indaga i binomi, tra gli altri, di ob-iectum e sub-iectum, significato e significante, pubblico e privato, confortevole e desolante, indocile e asservito, ironico e tragico, persistente e transitorio (instagram.com/alessiobarchitta).
Gina Tamborra Classe 1998, è un’artista visiva e performer radicale, con base ad Altamura (BA). La sua formazione in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Bari si intreccia con un percorso personale segnato da disturbi alimentari, che diventano motore e materia della sua ricerca artistica.
Attraverso performance, installazioni, illustrazioni e scrittura, esplora i temi della salute mentale, della corporeità e della condizione femminile con sguardo lucido e duro. Il suo lavoro è intimo e politico, vulnerabile e tagliente: un invito al confronto, non alla consolazione. Ha esposto in mostre nazionali e condotto laboratori artistici in scuole, biblioteche e strutture per la cura dei disturbi alimentari (instagram.com/_jeenah_).
Francesco Bendini Originario di Sansepolcro (AR), dove nasce nel 1996, è artista visivo che vive e lavora a Torino. Nel 2023 si laurea in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Basa la sua ricerca su un approccio scultoreo, processuale e comportamentale che rimodella i ricordi emotivi in forme che dialogano con il presente. Con ironia, smantella le convenzioni dell’unicità e della monumentalità. Le sue opere creano una tensione concettuale in cui materiali e oggetti sollevano interrogativi, oscillando tra solennità e bizzarria. Ha esposto il suo lavoro in diverse mostre personali e collettive: InPresenza, a cura di Davide Ferri, durante il festival Ipercorpo a Forlì, 2023; WORK WORK WORK, alla Rotonda Medievale di Città di Castello, 2021; La sostanza agitata, a cura di Saverio Verini, a Palazzo Collicola a Spoleto, 2023; Inside show, a cura di Pier Luigi Tazzi, alla Corte del Terribilia di Bologna, 2021 (francescobendini.com).

