La presenza di Lucia Borsellino alle scuole della città ha rappresentato un momento di grande intensità per la comunità. Le sue parole rivolte ai ragazzi hanno trasmesso con forza il significato autentico della legalità e del sacrificio di chi ha combattuto la mafia.
Questo clima di memoria civile richiama anche una riflessione più ampia. È noto che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino lavoravano fianco a fianco e condividevano l’impegno per una giustizia efficace, confrontandosi costantemente sulla natura delle funzioni della magistratura, comprese le differenze tra ruolo requirente e ruolo giudicante.
Il tema della distinzione tra pubblico ministero e giudice è oggi al centro del referendum del 22 e 23 marzo 2026, e solleva domande legittime su come declinare quel pensiero nel contesto dell’indipendenza e dell’efficacia dell’azione penale e giudiziaria.
Di fronte a tutto ciò, viene spontaneo chiedersi: se fosse stata posta a Lucia Borsellino la domanda su quale sarebbe stata la posizione di suo padre, la risposta poteva essere davvero incerta?
Eppure a Maranello si registra una contraddizione politica evidente: da un lato si celebra – giustamente – la memoria delle figure simbolo della lotta alla mafia, che, dalle interviste e dai loro scritti, hanno sempre sottolineato l’importanza di una chiara distinzione tra funzioni requirenti e giudicanti, dall’altro si invitano esponenti politici come Stefano Bonaccini, ex Presidente della Regione Emilia-Romagna e ora europarlamentare, a sostenere il No al referendum sulla magistratura.
La memoria non può essere a intermittenza: deve tradursi in scelte concrete e coerenti. Per questo invito i cittadini a informarsi, riflettere e partecipare al voto referendario, esprimendo un convinto Sì alla separazione delle carriere, nel solco dei principi di indipendenza e responsabilità che Falcone e Borsellino hanno sempre incarnato, e che oggi qualche Sindaco sembra difendere solo a parole.
(Barbara Goldoni Consigliere Comunale FDI – Maranello)

