Le imprese dei settori di “alimentare e bevande”, “abbigliamento e moda”, “arredo e legno” e “automazione e meccanica”, che si potrebbero riassumere nelle cosiddette “4 A”, rappresentano una delle espressioni più iconiche della vocazione artigiana. Quella vocazione capace di unire tradizione e innovazione e di distinguersi per qualità, creatività e capacità produttiva che, per riprendere lo slogan della campagna tesseramento dell’associazione, si riassume nell’“Intelligenza Artigiana”.
In vista della Giornata nazionale del Made in Italy che ricorre il 15 aprile, l’ufficio studi Lapam Confartigianato ha analizzato l’impatto di questi settori sull’economia territoriale. Dall’indagine emerge che oltre la metà delle imprese sono artigiane, con una costellazione di quasi 3mila realtà produttive che danno lavoro a quasi 10mila addetti in provincia di Reggio Emilia. Questi dati, che posizionano la provincia al terzo posto per numero di lavoratori artigiani delle “4 A” in regione, evidenziano che l’area reggiana ha un ruolo di primo piano in questi settori, grazie a un tessuto produttivo capace di trasformare il saper fare locale in un primato competitivo globale, costituendo un punto di riferimento per innovazione, design, qualità manifatturiera e capacità di esportazione. A Reggio Emilia, infatti, con oltre 10 miliardi di euro di esportazioni, i comparti delle “4 A” danno un contributo all’economia territoriale pari al 44,3% del PIL, il sesto valore più elevato tra le province d’Italia. Per capire la portata di questi numeri, basti pensare che la media nazionale si ferma ad un rapporto sul PIL del 17,9%, più che doppiato dalla performance della provincia. Nel dettaglio, nel reggiano il maggiore contributo viene dall’export di automazione e meccanica, che vale oltre 5 miliardi di euro e, da solo, rappresenta il 52,9% dell’export delle “4 A” in esame. Seguono abbigliamento e moda con 2,6 miliardi di euro (25,2%), arredo e legno con oltre 1 miliardo di euro (13,3%) e alimentare con 885 milioni di euro (8,6%).
«L’anima vincente del valore dei nostri prodotti è dimostrata anche dalla crescente qualità delle esportazioni – commenta Daniele Mazzini, presidente Lapam Confartigianato –. Questo risultato è possibile grazie alla presenza di distretti produttivi consolidati e di un diffuso tessuto di micro, piccole e medie imprese, capaci di alimentare filiere di eccellenza riconosciute a livello internazionale. Questi settori, che insieme a tanti altri rappresentano un’eccellenza di ciò che si può realizzare nei nostri territori, affrontano anche un problema largamente diffuso, che è quello della difficoltà nel trovare personale: stando ai dati del nostro ufficio studi, nel 2025 a livello regionale sono richiesti 83mila lavoratori di cui 44mila, pari al 53%, sono di difficile reperimento, quota che supera di 2,5 punti percentuali il già elevato 50,4% rilevato per il totale economia. La difficoltà più elevata la sconta il comparto meccanico, con i settori della metallurgia, dei prodotti in metallo e della fabbricazione di macchinari e mezzi di trasporto ai primi posti, i gioielli del nostro territorio. Come associazione dobbiamo continuare a investire nella sensibilizzazione dei giovani e nell’instaurare rapporti sempre più stretti con gli istituti scolastici del territorio per promuovere e valorizzare la cultura del lavoro autonomo e del lavoro artigiano in senso lato».

