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“La salute mentale è una componente essenziale del benessere delle persone e della tenuta della comunità. Investire nei servizi territoriali, nella prevenzione e nell’ascolto significa rafforzare il tessuto sociale e ridurre il rischio che il disagio si trasformi in disperazione e poi in aggressione e violenza, su di sé e sugli altri”.

Lo ha sottolineato il sindaco Massimo Mezzetti nella seduta del Consiglio comunale di oggi, lunedì 18 maggio, intervenendo dopo il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani in visita a Modena. Mezzetti ha informato l’Aula su quanto avvenuto nel pomeriggio di sabato 16 maggio in centro storico a Modena quando, poco prima delle 17, Salim El Koudri, trentunenne residente a Ravarino, alla guida di una Citroen C3 proveniente da largo Bologna ha imboccato a tutta velocità via Emilia Centro e ha investito deliberatamente i presenti lungo la strada, finendo la sua corsa contro una vetrina e tentando la fuga armato di coltello, fino a quando non è stato fermato da alcuni passanti che lo hanno immobilizzato fino all’arrivo della Polizia rischiando la propria incolumità.

Mezzetti ha evidenziato che, da quanto emerso finora, non ci sono elementi tali da far ricondurre il gesto a un’organizzazione terroristica o alla radicalizzazione dell’autore del gesto, ma la matrice prevalente sarebbe quella del disagio psichico. Invita però alla cautela viste le indagini in corso. In ogni caso, “resta la piena gravità di un atto deliberato che ha provocato sofferenza e ha colpito nel profondo il senso di sicurezza della nostra comunità e di cui l’autore dovrà pienamente rispondere”. Le informazioni emerse in queste ore rispetto all’uomo restituiscono il profilo di una persona con un percorso di vita, fino alla giovinezza, del tutto simile a quello di tanti altri ragazzi: nato in provincia di Bergamo da una famiglia di origine marocchina, cresciuto a Ravarino e che si è laureato in Economia aziendale a Unimore. “Risulta negli ultimi anni la presa in carico da parte di un Centro di Salute mentale, interrotta, ripresa e poi definitivamente interrotta, anche se durante il rapporto con i servizi non erano emersi elementi tali da far prevedere un gesti di questa natura”. Riprendendo la riflessione dello scrittore Tahar Lamri, il sindaco ha parlato di “una forma di delirio narcisistico, nella quale il fallimento personale viene attribuito interamente al mondo esterno e la distanza tra le proprie aspettative e la realtà diventa una ferita intollerabile: è una chiave di lettura che aiuta a comprendere il groviglio di frustrazione, rabbia e disconnessione dalla realtà che emerge dai documenti e dalle testimonianze disponibili. Comprendere, naturalmente, non significa in alcun modo giustificare – ha chiarito – e la responsabilità individuale per lo scellerato gesto compiuto resta piena e assoluta. Ma se vogliamo davvero interrogarci su come prevenire tragedie di questo tipo, se vogliamo davvero fare di più e meglio come ieri ci ha richiamato il presidente della Regione Michele De Pascale, dobbiamo anche avere il coraggio di guardare ai processi di isolamento, di sofferenza psichica e di progressiva rottura con la realtà che, quando non vengono intercettati e presi in carico, possono trasformarsi in comportamenti devastanti per chi ne è vittima e per l’intera comunità”. Mezzetti ha sottolineato però che “la stragrande maggioranza delle persone che soffrono di disturbi psichici non manifesta comportamenti violenti, per evitare che alla strumentalizzazione e alla generalizzazione che riguardano le origini Koudri si sommino quelle riguardanti la sua salute mentale, estendendo lo stigma a tutti coloro che soffrono di problemi psichici. Ma è altrettanto importante riconoscere che il tema della salute mentale richiede attenzione costante, risorse adeguate e un approccio non emergenziale”.

Mezzetti ha quindi ripercorso i drammatici momenti di sabato pomeriggio, “che hanno lasciato un segno doloroso e profondo nella coscienza della nostra comunità. In pochi minuti, in uno dei luoghi più frequentati e simbolici della città, la normalità di un tranquillo fine settimana si è trasformata in uno scenario di violenza improvvisa e incomprensibile. Sono state ferite persone innocenti, alcune molto gravemente. Migliaia di cittadini hanno vissuto momenti di paura e di smarrimento. Eppure, nello stesso tempo, abbiamo assistito a una straordinaria prova di coraggio civile, di professionalità e di coesione collettiva”.

Il sindaco ha quindi rinnovato, “a nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera città di Modena, la vicinanza più sincera e affettuosa alle sette persone ferite e ai loro familiari. A loro va il nostro pensiero, insieme all’augurio di una pronta guarigione. Il più profondo ringraziamento – ha aggiunto Mezzetti – va a tutte le persone che sono intervenute nei momenti immediatamente successivi ai fatti: i sanitari che volontariamente si sono prodigati nei primi soccorsi, il personale del 118, i medici e gli infermieri degli ospedali di Modena e Bologna che sono intervenuti in tempi brevissimi, i cittadini che hanno avuto il coraggio di fermare l’aggressore, le forze dell’ordine e la magistratura impegnate nelle indagini, la Prefettura, la Questura e tutti i soggetti e le istituzioni che hanno collaborato con tempestività e senso del dovere, oltre alle innumerevoli organizzazioni e cittadini che hanno fatto pervenire la loro vicinanza e solidarietà. Accanto alla tragedia questa vicenda ha fatto emergere storie di straordinario coraggio”. La prima è quella di Luca Signorelli, che non si è sottratto e ha inseguito l’aggressore nonostante la consapevolezza del pericolo. Con lui sono intervenuti Osama Shalaby e il figlio Mohamed, ventenne, Gjovalin Pervataj, quarantenne metalmeccanico di origine albanese, Saku Talukder, 21enne originario del Bangladesh e Silvano Ruccolo, 37enne docente . “Di fronte a un gesto di violenza cieca, la risposta più significativa è arrivata da persone diverse per provenienza, storia personale, professione e cultura, ma unite dall’idea semplice e concreta di appartenere alla stessa comunità”. Mezzetti ha ricordato “il contributo decisivo dei sanitari che si trovavano casualmente sul posto e che hanno prestato i primissimi soccorsi, facendo davvero la differenza tra la vita e la morte: un ufficiale medico dell’Accademia Militare di Modena (che deve rimanere anonimo in quanto appartenente a un corpo speciale), e Viktoriya Prudka, infermiera al Policlinico, che hanno soccorso le vittime bloccando le emorragie e compiendo un gesto di straordinaria lucidità e competenza che si è rivelato determinante nei minuti che hanno preceduto l’arrivo del 118”.

Il sindaco ha quindi sottolineato come “la tempestività e l’efficacia della risposta sanitaria hanno rappresentato uno degli elementi decisivi nel contenimento delle conseguenze dell’atto criminale” dimostrando l’importanza di avere un sistema sanitario pubblico efficiente. La prima chiamata al 118 è arrivata pochi istanti dopo l’investimento e in quattordici minuti erano già operativi 26 professionisti tra medici, infermieri, autisti soccorritori e tecnici dell’emergenza-urgenza. Sul posto sono intervenuti cinque ambulanze, due automediche e l’elisoccorso, mentre la Centrale Operativa 118 Emilia Est ha coordinato in tempo reale il triage, la distribuzione dei feriti e il raccordo con i principali ospedali della regione. A rendere ancora più efficace l’intervento – ha precisato – è stato anche l’utilizzo del sistema FlagMii, una tecnologia che consente alla Centrale operativa di ricevere direttamente dal telefono del testimone immagini e video in tempo reale del luogo dell’evento. Grazie a una videochiamata attivata pochi secondi dopo i fatti, gli operatori del 118 hanno potuto vedere immediatamente la scena, valutare il numero e la gravità dei feriti, individuare i punti di accesso più rapidi e fornire istruzioni precise a chi si trovava già sul posto”.

Mezzetti ha poi ricordato le visite ricevute dai più alti vertici dello Stato e del Governo, “che hanno rappresentato non soltanto un gesto di solidarietà istituzionale, ma anche un segnale concreto di partecipazione umana al dolore della comunità”. Dal presidente della Regione Michele De Pascale, presente fin dalle prime ore, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si sono recati all’Ospedale di Baggiovara e al Maggiore di Bologna, dove sono ricoverati i feriti più gravi, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha incontrato il sindaco, il prefetto e le autorità cittadine, al vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, la cui partecipazione ai lavori del Consiglio comunale costituisce un ulteriore segno della vicinanza delle istituzioni nazionali alla nostra città. “A tutti loro desidero rivolgere, a nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità modenese, il più sentito ringraziamento per l’attenzione, la sensibilità e la cura dimostrate in queste ore”.

Il sindaco ha infine evidenziato l’importante risposta che hanno dato i cittadini che, riuniti in piazza Grande in oltre 5.000, nella serata di ieri, domenica 17 maggio, hanno voluto “testimoniare la volontà della città di stringersi attorno alle persone ferite, alle loro famiglie e a tutti coloro che sono stati colpiti, direttamente o indirettamente, da questa tragedia. Erano presenti cittadini di ogni età e provenienza, rappresentanti delle istituzioni, associazioni, comunità religiose e del volontariato; una comunità vasta e plurale che ha sentito il bisogno di ritrovarsi nel cuore della città non per protestare contro qualcuno, ma per esprimere vicinanza, solidarietà e gratitudine. Piazza Grande ha mostrato il volto più autentico di Modena: una città ferita ma non smarrita, profondamente colpita ma capace di reagire con compostezza, dignità e senso di comunità. La risposta più forte all’odio consiste nel restare uniti e credo che Piazza Grande abbia incarnato esattamente questo messaggio, mostrando che la coesione di una comunità, la capacità di prendersi cura gli uni degli altri e di riconoscersi in valori condivisi, rappresentano la risposta più solida e più alta che una città possa offrire di fronte alla violenza”.