Home Economia Prezzi alimentari ‘freddi’ tra febbraio e marzo

Prezzi alimentari ‘freddi’ tra febbraio e marzo

Aumenti limitati e concentrati in alcune filiere in risposta alla pressione dei costi e inflazione alimentare in crescita modesta (+0,6%) nel bimestre febbraiomarzo 2005. Una tendenza che si protrarrà per tutta la prima metà del 2005 e che interesserà i prezzi nelle filiere più esposte alle pressioni sul versante di costi, come bevande e carni. Questo il messaggio che emerge dall’ultima riunione dell’Osservatorio ‘Prezzi e mercati’
dell’INDIS, Istituto dell’Unioncamere specializzato nella distribuzione nei servizi.

Nell’ambito della riunione sono state presentate le linee di un progetto di collaborazione scientifica dell’Osservatorio INDIS con l’Osservatorio nazionale del commercio presso il Ministero delle Attività produttive. L’attività riguarderà una ricognizione sulla struttura delle reti di commercializzazione riferite alle carni suine e bovine ed ai prodotti ittici con l’obiettivo di
evidenziare i diversi percorsi seguiti dalle merci per arrivare sino al consumatore finale, le specificità di ciascun canale e la funzione economica che esso assolve. La metodologia di indagine sarà condivisa a livello regionale, affinché possa essere rafforzata – anche su questo versante – la collaborazione tra le singole Camere di commercio e gli Osservatori regionali del commercio.

I ribassi dei prezzi contribuiscono solo in parte al rilancio dei consumi
“I risultati registrati sia a livello nazionale che locale dai numerosi accordi di autocontenimento
dei prezzi – segnala l’Osservatorio – non devono spingere a ritenere secondaria, ai vari stadi
della filiera, la necessità di un recupero dei costi sostenuti dagli operatori, lievitati lo scorso
anno sia a causa dei rincari del petrolio che delle altre materie prime. Questo processo di
riaggiustamento, peraltro, potrà rivelarsi utile per ottenere un maggiore equilibrio tra le varie
fasi della filiera dei prezzi. In un ottica di più lungo periodo, tuttavia, emerge chiaramente come i ribassi dei prezzi – pur nel loro indubbio valore di segnale di attenzione – non sono da soli condizione sufficiente a garantire un rilancio duraturo dei consumi. E’ necessario pensare a politiche che facciano leva sull’innovazione di prodotto, sulla qualità e sulla ricerca, per consentire alle diverse filiere di affrontare le sfide della competizione globale. La perdita di competitività del nostro sistema-paese sta interessando sempre di più un settore – come quello dei prodotti alimentari – in cui alla competizione all’interno dell’Europa si
aggiunge quella derivante da nuove realtà (come quella asiatica: Cina, in particolare), caratterizzate da costi (e quindi prezzi) maggiormente competitivi”.