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Università: intervento sul Piano di recupero del Centro Storico

La carne al fuoco è abbondante, anche se la messa a punto dei progetti riguardanti il recupero quinquennale del Centro storico di Modena non rappresentano una assoluta novità, ma piuttosto sono l’aggiornamento di una serie di iniziative e propositi condivisibili, sui quali occorrerebbe – per uscire dalla genericità e dall’astrattezza – accompagnali con il corredo di precisi piani finanziari che identifichino gli enti sovventori o che partecipano alla loro realizzazione.

Solo così lo sforzo per rilanciare una parte tanto vitale della città, un luogo dove non sono indifferenti il concorso ed il contributo che dà alla sua animazione l’Università, attraverso le sue attività e, più ancora, attraverso le migliaia di studenti che la frequentano, apparirebbe coerente e – soprattutto – concreto.

Accogliamo dunque come un fatto di buon auspicio l’attenzione rivolta all’Ateneo dall’assessore al Centro storico Stefano Bonaccini che ha voluto individuare nel riassetto degli spazi universitari uno dei filoni strategici su cui investire per vincere la scommessa di cambiarne il volto.

In particolare, confermiamo che siamo attivamente impegnati come Università a terminare entro il 2007 i lavori relativi al Complesso San Geminiano, destinata a sede della facoltà di Giurisprudenza. Si deve però aggiungere che per quella data è indispensabile aver completato pure le opere necessarie al riuso del San Paolo, che ospiterà, oltre ai servizi scolastici che vi ha previsto il Comune, la Biblioteca di Giurisprudenza, mentre è di buon auspicio la collocazione a metà 2006 dell’avvio dei lavori interessanti il San Filippo Neri, che accoglierà una parte dei nostri tanti studenti fuori sede.

In questo caso si parla di opere per le quali esiste, in molti casi, la copertura economica. Non è così, purtroppo – e ci preoccupa l’indeterminazione sulla data con cui fare coincidere la partenza dei lavori – per l’ultimazione dell’intervento in programma sul Comparto Sant’Eufemia, che in ragione della rapida crescita della popolazione universitaria di questi anni (quasi 15.000 studenti concentrati a Modena), ha assoluto bisogno di veder completato il terzo stralcio, relativo al recupero dell’ex Carcere maschile e degli alloggi delle guardie, che consentirebbe sia di fronteggiare le esigenze di crescita della facoltà di Lettere e Filosofia, ormai sovradimensionata rispetto agli spazi di cui dispone, sia di dare una definitiva e prestigiosa sede al Centro Linguistico di Ateneo, oggi provvisoriamente collocato a Palazzo Coccapani, ancor più sofferente quanto a disponibilità di aule e laboratori.

Confidiamo che l’impegno finanziario richiesto, sulla base dell’accordo sottoscritto dall’Ateneo con Comune e Provincia di Modena, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena tanto per il San Paolo che per S. Eufemia veda confermato non solo il sostegno di queste istituzioni, ma anche l’attenzione della medesima Fondazione per opere improcrastinabili.

Nello stesso tempo pensiamo costituisca un’omissione trascurare nel capitolo dedicato alla cultura glissare sugli impegni che le istituzioni locali debbono assumersi per concordare con l’Università e gli altri soggetti (Governo, Fondazioni, privati, ecc.) un piano di recupero del Teatro anatomico Scarpa e dei Musei universitari, che renda effettivamente fruibili al pubblico, alla città, ai turisti, le prestigiose rare collezioni che riempiono le stanze di via Berengario, ormai diventate fatiscenti e pericolose per accogliere in sicurezza scolaresche e cittadini.

La trasformazione in salotto culturale del Sant’Agostino, da realizzarsi col concorso della Fondazione Cassa di Risparmio è un’eccellente intuizione, ma va definita – riteniamo – entro un percorso museale e culturale, che deve valorizzare a pieno tutte le potenzialità localmente presenti per innalzare la notorietà di Modena al rango di ‘città d’arte’.

I silenzi registrati in proposito e l’incertezza sul reperimento delle risorse da mobilitare attorno al piano di recupero del Centro Storico di Modena sono poco incoraggianti per consentirci di programmare con lungimiranza la crescita e lo sviluppo dell’Ateneo.

Per questo va definita al più presto una sede di concertazione per questi interventi che richiedono una partecipazione corale da parte delle istituzioni, e non solo, per passare dalla enunciazione ai fatti.

Prof. Gian Carlo Pellacani
(Rettore Università degli studi di Modena e Reggio Emilia)