Home Economia Le associazioni agricole modenesi: Ici iniqua sui fabbricati rurali

Le associazioni agricole modenesi: Ici iniqua sui fabbricati rurali

Applicazione dell’Ici sui fabbricati rurali: le associazioni agricole modenesi denunciano l’iniquità di tale disposizione. Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri chiedono la sospensione del provvedimento e minacciano l’interruzione di ogni rapporto partecipativo
ad Organismi, Consulte, Commissioni comunali con i Comuni dell’Area Nord.


Con tempi diversi, ma con modalità analoghe, stanno giungendo agli agricoltori del modenese richieste di versamento dell’Imposta comunale
sugli immobili (Ici), con valenza retroattiva, sui fabbricati rurali posseduti.
Secondo questi comuni, infatti, il decreto legislativo istitutivo dell’Ici non prevede alcuna esenzione riguardo ai fabbricati rurali, pertanto la
sola attribuzione di rendita catastale fa scattare l’obbligo di versamento dell’imposta. “La pretesa degli Enti locali rappresenta un inasprimento
fiscale iniquo ed illegittimo – denunciano le associazioni agricole Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri di Modena – poiché ignora del tutto che i fabbricati posti sui terreni agricoli sono classificati rurali se funzionali al fondo in rapporto alla sua estensione ed alle sue
caratteristiche.
Tali costruzioni – ricordano gli agricoltori – sono strumentali alle attività di coltivazione e di allevamento, pertanto non in grado di generare un reddito autonomo. Infatti le rendite catastali dei terreni, per la parte riferibile al reddito dominicale, sono state determinate comprendendo anche la redditività delle costruzioni rurali asservite.
L’assoggettamento all’Ici del fabbricato rurale – prosegue la nota delle associazioni – in base a tali argomentazioni rappresenta pertanto un’evidente duplicazione d’imposta dal momento che il relativo
reddito è incluso in quello dominicale del terreno già soggetto ad Imposta comunale sugli Immobili”.
Le richieste di pagamento hanno, a giudizio delle Professionali, anche una modalità molto strana in quanto vengono fatte a macchia di leopardo, quasi
esclusivamente nella nostra Provincia ed in particolare nell’Area Nord “tutto questo nonostante affermazioni o rassicurazioni contrarie
rilasciate in passato proprio da alcuni Sindaci e nonostante sia ben noto anche l’impegno del legislatore nazionale al varo di un provvedimento
legislativo chiarificatore in materia”.

Le organizzazioni agricole chiedono infine la sospensione del provvedimento e minacciato
l’interruzione di ogni rapporto partecipativo ad Organismi, Consulte, Commissioni comunali “e – conclude il comunicato – si riservano di
svolgere azioni sugli stessi componenti dei Consigli, informandoli di un operato che, nell’attuale situazione, ritengono comunque contrario alle norme di Legge”.