
Gli “ospiti” della casa di lavoro, infatti, sono esclusivamente ex detenuti: persone che hanno già scontato la pena, ma che per qualche motivo non sono state considerate “reinserite socialmente” dal magistrato competente. Il periodo trascorso nell’istituto – che generalmente non ha una fine prestabilita, si protrae fino alla nuova decisione del giudice e arriva ad essere una vera e propria misura di sicurezza post detentiva che spesso finisce per compromettere la possibilità di un reinserimento sociale.
“L’internamento è una misura anacronistica, applicata a discrezione del giudice, che l’Europa ha ritenuto incompatibile con la normativa comunitaria – affermano i consiglieri regionali Matteo Richetti e Gianluca Borghi che hanno visitato la struttura di Modena”.
Incontrando la direttrice Federica Dallari, gli agenti di polizia penitenziaria e gli internati, i due consiglieri hanno assunto l’impegno di incontrare il presidente del Tribunale di sorveglianza dell’Emilia-Romagna e di sostenere iniziative legislative volte a superare una situazione insostenibile. “E’ intollerabile – concludono Richetti e Borghi – che uno strumento che dovrebbe favorire il reinserimento sociale e lavorativo di persone che hanno saldato i conti con la giustizia diventi un luogo di umiliazione”.

