
Si ricorda inoltre che è disponibile in mostra il catalogo edito da Skira che contiene una presentazione dell’antropologo francese Marc Augé, un testo critico di Marinella Paderni e una conversazione tra Corrado Sevardi e Angelo Davoli.
“Cantiere Morini” si presenta come un progetto espositivo complesso e trasversale alle diverse discipline artistiche contemporanee che, grazie anche alle tecnologie multimediali utilizzate in quest’occasione, riesce a trasmettere al pubblico in maniera chiara e precisa le varie fasi di ideazione e realizzazione dell’installazione site specific che Davoli ha compiuto sui due silos presso la cava Morini a Montecchio Emilia la scorsa estate e che è poi divenuta la parte visuale dello spettacolo di Aterballetto “Certe Notti”. E’ dunque un’operazione originale e per alcuni versi anche coraggiosa che mette in campo una nuova visione e una diversa concezione della valorizzazione del territorio e del suo patrimonio.
Marinella Paderni scrive nel suo saggio in catalogo “… Oggi lo sguardo di Angelo Davoli sui siti industriali si muove da una metafisica del mondo – raffigurata nella sua pittura – a una “fisica” del presente prodotta dall’energia che i luoghi possiedono, dalle forze che si generano tra natura e architettura, spirito e artificio, pensiero e materia. Se in passato era soprattutto il tempo a interessare l’artista – l’essere “non ancora e non più” di un luogo – oggi è il suo divenire (il suo vissuto) ad essere il fulcro di una nuova progettualità con lavori e interventi diretti site specific che ne mutano l’aspetto. Il progetto realizzato nel 2009 al Cantiere Morini inaugura questa nuova pratica, tesa ad armonizzare tramite l’arte la cultura del territorio con le energie della cava e del frantoio (derivate dalla natura del sito, dall’azione di chi vi lavora, dalla lavorazione di materie come la sabbia, la pietra, la ghiaia). Il cantiere diviene per l’artista il luogo dove far nascere un laboratorio d’idee, dove produrre sinergie prima d’ora impensabili per l’ottica speculativa a cui ci ha abituati l’economia moderna. Gli interventi sono stati di varia natura, atti a realizzare non solo una riqualificazione dell’ambiente ma a trasformarlo in uno spazio di produzione artistica. Il primo progetto ha visto la realizzazione di un wall-painting dell’artista sui due silos principali del cantiere: porzioni di cielo sono state dipinte su alcune parti dei due giganti, cambiandone totalmente il senso”.

