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La Scuderia Ferrari e la sponsorizzazione Philip Morris International

Nelle scorse settimane sono stati pubblicati alcuni articoli relativi al contratto di partnership fra la Scuderia Ferrari e la Philip Morris International, volti a metterne in discussione la conformità legale. Tali articoli sono basati su due presupposti: che alcuni motivi grafici che compaiono sulla monoposto di Formula 1 richiamino il logo Marlboro e che, addirittura, il colore rosso che contraddistingue le nostre vetture sia una forma di pubblicità del tabacco.

Entrambi gli argomenti non soltanto non hanno alcuna base scientifica – certi presunti studi su cui si fondano non sono nemmeno mai stati pubblicati su riviste accademiche – ma, soprattutto, non corrispondono al vero. Il cosiddetto codice a barre costituisce parte integrante della livrea della macchina e di tutta l’immagine coordinata della Scuderia, tanto è vero che viene modificato ogni anno e, talvolta, anche durante la stagione. Peraltro, se si trattasse di un marchio pubblicitario, dovrebbe esistere una sua tutela legale da parte della Philip Morris.

La partnership fra Ferrari e Philip Morris si concretizza ormai solamente in alcune iniziative – visite alla fabbrica, incontri con i piloti, produzione di merchandising – svolte nel pieno rispetto delle leggi applicabili nei vari Paesi. Nessun logo o marchio appare sulle monoposto sin dal 2007, anche nei Paesi dove la legge locale ancora lo consentirebbe.

Risulta poi incredibile l’affermazione che la semplice vista di una Ferrari rossa possa essere ancora più efficace di una pubblicità delle sigarette: come dovrebbe essere allora giudicata la scelta compiuta sia da altri team di Formula 1 di correre con una macchina contraddistinta da una livrea prevalentemente rossa oppure di legare l’immagine di un pilota ad una vettura sportiva dello stesso colore? Forse anche queste aziende vogliono pubblicizzare il fumo? Va ricordato ai lettori che il rosso è il colore che contraddistingue le vetture da corsa italiane sin dagli albori dell’automobilismo sportivo all’inizio del XX secolo: l’associazione è semmai immediata con la nostra azienda piuttosto che con il nostro partner.