
Dopo l’emozionante spettacolo di danza verticale sulle pareti del Palazzo Ducale di Guastalla di ieri sera, venerdì 1 ottobre, sabato 2 ottobre si entra nel vivo del programma con altri 2 appuntamenti: alle ore 16 nella bellissima cornice scenografica del cortile del Palazzo Ducale di Guastalla la banda di Guastalla darà vita ad un bellissimo concerto sul solco della tradizione e non solo; alle ore 21 ci si sposterà al Teatro Ruggero Ruggeri di Guastalla per lo spettacolo teatrale dal titolo “Il poema dei monti naviganti” con Roberta Biagiarelli e Sandro Fabiani tratto dal libro “La leggenda dei monti naviganti” di Paolo Rumiz.
La banda di Guastalla nasce in periodo tardo-risorgimentale come banda cittadina creata appositamente per evidenziare le diverse celebrazioni religiose e civili, da allora ha sempre mantenuto il carattere musicale dettato dalle celebrazioni ma ha approfondito con gli anni le armonie e i musicisti sia contemporanei sia classici, realizzando concerti sia per banda che per orchestra.
Lo spettacolo con Roberta Biagiarelli e Sandro Fabiani al Ruggeri di Guastalla alle ore 21 prende vita dal libro di Paolo Rumiz “La leggenda dei monti naviganti”, scrive l’autore “Ero partito per fuggire dal mondo, e invece ho finito per trovare un mondo: a sorpresa, il viaggio è diventato epifania di un’Italia vitale e segreta. Ne ho scritto con rabbia e meraviglia. Meraviglia per la fiabesca bellezza del paesaggio umano e naturale; rabbia per il potere che lo ignora. Come ogni vascello nel mare grosso, la montagna può essere un insopportabile incubatoio di faide, invidie e chiusure. Ma può anche essere il perfetto luogo rifugio di uomini straordinari, gente capace di opporsi all’insensata monocultura del mondo contemporaneo”. “Il Poema dei Monti Naviganti” nasce così da una bella intuizione di Roberta: il meraviglioso, attento, curioso e intenso percorso fisico e verbale dei viaggi, degli incontri, delle osservazioni, degli articoli e del libro di Rumiz poteva trovare altre, ulteriori e prospettiche dimensioni, quella del racconto orale e quella di una sintesi scenica che ricreasse, davanti agli spettatori e nelle parole e nei corpi vivi degli attori, quelle migliaia e migliaia di chilometri di paesaggio popolato di figure, compiuti ed elaborati nella parola scritta, da celebrarsi ora come in un grande e giocoso poema epico dei nostri giorni. In scena due attori, Roberta Biagiarelli e Sandro Fabiani, raccontano, interpretano e interagiscono, rappresentando due diversi approcci, almeno in partenza e a volte in alternanza a seconda delle circostanze: coinvolgimento e presa di distanza sdoppiano il personaggio originale dello scrittore e giornalista, trasformandolo per una parte in una scrittrice e giornalista ideatrice del viaggio e per l’altra in un fotografo, “imbarcato” nell’avventura, due atteggiamenti che come luce e ombra creano o rivelano rilievi, contrasti o addolcimenti, rispetto alla natura del paesaggio di montagna, alle strade esaltate dalle curve, e agli incontri, alle modalità e alle aspettative.
Dice la Biagiarelli: “con Paolo Rumiz ci siamo incontrati su strade balcaniche, e il mio Appennino assomiglia molto ai Balcani. Sono una donna dell’Appennino d’Oriente, una montanara di mare per dirla con Rumiz.
Il “libro La leggenda dei monti naviganti” e i mondi esplorati da Rumiz mi sono subito piaciuti, mi sono sentita appartenere a quel popolo di giardinieri rimasti a bordo dell’arca. La sua scrittura è stata l’apertura di uno scrigno, lo svelarsi di una materia di lavoro che risuona, l’occasione di approfondire uno sguardo.
Ci sono mestieri che si somigliano, vivono ed echeggiano per affinità, si alimentano a distanza arricchendosi reciprocamente. Mi piace pensare che un giornalista scrittore quale è Paolo Rumiz fatica, suda, mangia polvere, macina chilometri, osserva, annota per poi depositare la scrittura nelle pagine di un libro: la vita, le persone incontrate, le storie raccolte. A noi attori spetta il compito e il piacere di staccare le parole dalle pagine di carta per restituire loro gambe, corpi, voci, fisionomie specifiche. Se il vizio di Rumiz è quello di imparare a memoria carte geografiche, noi attori abbiamo la pretesa di farle parlare, nell’ostinata intenzione di salvare questa nazione dalla morte dei luoghi, per riuscire a raccontare con stupore e meraviglia ciò che una volta trovato resta prezioso e perdura”.
Al di fuori del teatro ci sarà anche la Fiat Topolino “Nerina” di Roberto Righi utilizzata proprio da Rumiz nel suo lungo viaggio tra i paesaggi italiani. Un viaggio di 8.000 chilometri partito a Trieste, dove le rosee Dolomiti si specchiano nel mare fino ai monti calabri degli Appennini, lungo tutte le Alpi che s’incrociano coi monti sopra Cuneo, attraverso l’incrocio, in Liguria, con le valli dell’Oltrepò.

Il costo del biglietto è di Euro 10, under 25 anni l’ingresso è di Euro 5.

