
Dopo un Inferno di corpi nudi, unici abitanti di un mondo ultraterreno, il Purgatorio si presenta come un luogo barocco, sofisticato, popolato da presenze dai gesti artefatti e dagli abiti pomposi, da oggetti simbolicamente rilevanti, da musiche celeberrime. Questa “seconda cantica” rappresenta una tappa ulteriore dell’evoluzione dell’uomo religioso medievale che, dagli abissi dannati e demoniaci in cui vigeva l’anarchia più totale di spazio e tempo, si trova a dover interagire con gli altri in un contesto più complesso, ma anche tecnologicamente più attrezzato. Sedie, tavoli, scale, sfere, tessuti, oggetti riempiono la nuova dimensione di questo homo faber che è emanazione diretta dello stile di un coreografo dalla grande personalità, vero e proprio illusionista della scena, appassionato ed esperto conoscitore del teatro ellenistico e del teatro fantastico rinascimentale, da sempre affascinato dalle invenzioni meccaniche seicentesche e dalla riscoperta di tradizioni antiche, lontane dalle più moderne tecnologie. Lo stile di Emiliano Pellisari permea di sé in modo deciso anche quest’ultima sua creazione, in cui, in una serie di quadri allegorici i movimenti dei danzatori acrobati si fonderanno con i moti di macchinari teatrali fantastici e suggestivi, col sottofondo di musiche tratte dal repertorio classico e sonorità contemporanee.

