
Quanto al ricorso presentato dalla Fiom, Mattiello risponde che non sono i giudici a fare i contratti e che, per l’ennesima volta, la Fiom ha dimostrato di non voler rinnovare il contratto. «Malgrado la crisi, da oggi i lavoratori metalmeccanici hanno maggiori certezze salariali e di stabilità del lavoro, mentre le imprese possono contare su relazioni sindacali più certe e significative che possono favorire la ripresa economica e il rilancio del Paese – continua il segretario Fim – L’aumento medio salariale definito è di 130 euro. È stata ritoccata in alto anche la quota dell’elemento perequativo, pari a 485 euro l’anno, destinata ai lavoratori che non godono della contrattazione aziendale. Inoltre sono state aumentate le maggiorazioni per i turni notturni, le indennità di trasferta e di reperibilità».
Sul fronte del welfare contrattuale, l’accordo prevede anche la crescita del contributo delle imprese al Fondo sanitario integrativo mètaSalute, che arriverà fino a 108 euro l’anno entro il 2015. Importanti avanzamenti sono stati raggiunti anche sul piano normativo, in particolare sulla tutela della malattia: aumentano i periodi pagati al 100 per cento, mentre i periodi oggi pagati al 50 per cento vengono innalzati all’80 per cento; inoltre, trascorsi 61 giorni, ogni nuovo evento viene considerato a se stante e quindi non cumulabile con le malattie precedenti, come previsto nel vecchio contratto, la cui regola precedente che penalizzava le malattie brevi effettuate nei tre anni è stata modificata: da oggi, infatti, sarà calcolata sull’anno e prevede penalizzazioni a partire dal quarto evento breve (cinque giorni). Sulla questione dell’orario di lavoro, si è realizzato uno scambio, garantito da precise procedure, tra esigenze individuali dei lavoratori e necessità di flessibilità aziendale richieste dal mercato. È prevista la possibilità di flessibilità in entrata e uscita dal lavoro che va incontro alle esigenze familiari. Vengono aumentati di 16 ore annue i limiti previsti oggi per l’orario plurisettimanale e lo straordinario, consentendo alle aziende un mix tra questi due istituti contrattuali (fino a 120 ore annue), ma con precisi limiti. Tale ulteriore disponibilità viene retribuita con una maggiorazione del 58 per cento. Inoltre, l’intesa amplia la possibilità dell’utilizzo individuale dei permessi e consentito nei casi di malattie di figli o familiari di utilizzarli senza preavviso all’azienda. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, si è provveduto agli adeguamenti sollecitati dalla recente riforma Fornero; in particolare sull’apprendistato e sui contratti a tempo determinato sono state introdotte nuove tutele. Sul part-time si è per la prima volta ottenuta la garanzia di accoglimento della richiesta dei lavoratori in materia, sia pure nell’ambito del 4 per cento della forza lavoro.

