
È infatti nelle politiche di tagli ai servizi fondamentali dello Stato, come lo è la sanità, che risale la responsabilità prima, non unica purtroppo, degli ulteriori disservizi che nei prossimi anni saranno sopportati dai cittadini modenesi sul terreno dell’inalienabile diritto costituzionale alla salute.
Duole rilevare come anche in Emilia Romagna, ed a Modena, le iniziative di politica sanitaria pecchino di derive economicistiche e falliscano l’obbiettivo di tutelare i cittadini e gli indispensabili livelli occupazionali in sanità dagli effetti negativi delle politiche dei governi nazionali. Anche a Modena si sceglie un orizzonte culturale ed operativo di mera declinazione degli iniqui tagli lineari dei governi nazionali.
A ciò si aggiunga la ormai palese inadeguatezza delle scelte ratificate dal PAL, sia nella ridefinizione dell’assetto degli ospedali in provincia di Modena, sia nella realizzazione concreta dei nuovi modelli assistenziali sociosanitari dell’assistenza distrettuale genericamente definite “case della salute”.
Su questi temi occorre riaprire il dibattito politico e tecnico nell’immediato post elettorale e Rivoluzione Civile lo farà.
Da ultimo non può non rilevarsi che atti di programmazione così essenziali per la vita e la sicurezza sociale dei cittadini modenesi siano oggetto di campagne informative sui mass media cui non fa riscontro un’adeguata pubblicizzazione di documenti ufficiali sui siti istituzionali sui quali i Consigli Provinciale e Comunali possano adeguatamente pronunciarsi ed assumersi le proprie responsabilità politiche di fronte ai cittadini.
Rivoluzione Civile impegna sin da ora i suoi eletti ad operare in Parlamento per il ripristino di un fondo sanitario nazionale adeguato a garantire a tutti i cittadini l’accesso a prestazioni assistenziali efficaci.
Anche nella sanità di Modena e dell’Emilia Romagna occorre più Rivoluzione Civile!
(Il Comitato modenese Rivoluzione Civile)

