
Un titolo che riconduce alla dimensione con cui Silvetti ha sempre inteso e vissuto queste sue ascese, effettuate ogni volta senza ossigeno e senza l’ausilio di portatori, non tanto come sfide alla montagna ma come figlie di un rapporto profondo, intimo e innato, tra lui e l’ambiente, tra lui e le rocce (peraltro è anche geologo), un percorso iniziato alle pendici della Pietra di Bismantova e arrivato fino all’Himalaya. La montagna intesa quindi come uno stato d’animo, una dimensione dell’anima. Che comunque lo ha portato a traguardi straordinari.
L’ultima ascesa oltre gli 8000 metri è avvenuta lo scorso ottobre, quando Silvetti ha raggiunto la vetta del Manaslu, a 8163 metri, dopo che era arrivato sulla cima del Shisha Pangma nel 2013 e sul Gasherbrum, insieme all’altro alpinista dell’Appennino reggiano Samuele Sentieri, nel 2011.
Il progetto alpinistico di Silvetti è associato a quello solidaristico: nel caso dell’ascesa al Manaslu la raccolta di fondi per sostenere l’iniziativa Damar di Ngima Sherpa, che prevede la ricostruzione di scuole e presidi medici nell’area del Damar, in Nepal, dopo il gravissimo terremoto del 2015.
Per informazioni è possibile contattare l’Ufficio sport al numero 0522 636724.

