
“La cedolare era stata introdotta anche su nostra spinta, per cercare di frenare il caro-affitti che, in molte città, sta mettendo in difficoltà le imprese del commercio. Non era un provvedimento perfetto: la norma era costruita soprattutto per i proprietari dei locali, visto che non c’era garanzia che i beneficiari dell’agevolazione concedessero un risparmio alle attività commerciali. Per questo chiediamo di ripristinarla con una correzione: l’accesso alla cedolare secca va subordinato alla concessione di un canone concordato al locatario. Così si diminuirebbe il costo del provvedimento e si giustificherebbe il ‘sacrificio’ dell’Erario. E si darebbe una mano a recuperare i negozi sfitti, che in Italia ormai sono circa mezzo milione. Con un beneficio finale anche per il fisco, visto che un negozio sfitto genera sicuramente meno gettito di un negozio in attività”.

