
“È con grande gioia che procediamo oggi alla posa del primo albero nel parco di Santa Croce – annuncia il presidente della Fondazione CR Carpi, Corrado Faglioni. Si tratta di un carpino, simbolo della Città di Carpi e presenza importante dello stemma araldico della nostra Fondazione. È il gesto simbolico con il quale iniziano i lavori di piantumazione che porteranno il grande parco a una dotazione complessiva di circa 10.000 alberi. Un momento emozionante – sottolinea il presidente Faglioni – che segnerà non solo l’avvio della creazione di un polmone verde per la città ma anche del progetto parco che offrirà momenti ricreativi, di benessere e didattici, oltre a occasioni per fare sport e in generale per vivere all’aria aperta avvolti nel verde rigoglioso. Lo definirei un laboratorio a cielo aperto dove il principale “maestro” sarà la natura e noi tutti cercheremo di essere attenti scolari in ascolto dei messaggi che la biodiversità del parco ci porterà. Stiamo iniziando a scrivere tutti insieme il primo capitolo del parco – conclude il presidente della Fondazione -… ne scriveremo tanti altri entusiasmanti.”
Completati nei giorni scorsi sia l’iter di selezione degli incarichi che i tracciamenti georeferenziati con posizionamento di picchetti identificativi per le piantumazioni, si è quindi proceduto alla posa della prima di 6.000 nuove alberature. Un carpino, la cui leggenda vuole complice della nascita della città Carpi, dopo che Astolfo, re dei longobardi, solito alla caccia con il suo fedele falcone, lo ritrovò, a seguito di uno smarrimento durato giorni, appollaiato su uno dei suoi grandi rami. Avendo fatto voto di fondare una città se lo avesse rinvenuto, decise di rispettare il giuramento chiamando la città “Carpi” dal nome dell’albero sul quale aveva ritrovato il fidato rapace.

A partire da oggi, i lavori si concentreranno sulla forestazione, nella zona Est del parco, di un folto querco-carpineto, bosco tipico della pianura padana, costituito principalmente dal carpino bianco (Carpinus betulus), dalla farnia (Quercus robur), oltre a olmi, aceri campestri e ciliegi selvatici, specie vegetali che tendono a formare tra loro un profondo legame di interdipendenza, costituendo appunto i cosiddetti boschi di pianura “querco-carpineti planiziali” che anticamente ricoprivano l’intera pianura padana prima che l’antropizzazione ne sancisse la drastica riduzione. Il folto bosco, tra via Mulini e Traversa San Giorgio, in prossimità della rotonda, vedrà la messa a dimora di oltre 680 nuovi esemplari, tra piante ad alto fusto e arbusti. Mentre ulteriori 120 specie arboree e arbustive saranno destinate alla schermatura dell’area industriale su via Mulini e al prolungamento del grande filare dei platani fino a farlo congiungere al filare dei tigli in fondo all’ampia distesa verde.
Da settembre 2021, si procederà con la piantumazione di ulteriori 4.000 piante. In questa fase i lavori si svilupperanno sulla robusta riforestazione di aree alberate già in essere e sul dare forma a un teatro naturale esterno di verzura, oltre alla piantumazione di un ampio assortimento di piante da frutto, tra alto fusto, cespugli, varietà antiche tipiche del territorio (piantata carpigiana), arbusti rustici e ornamentali. Sempre in questa fase, si procederà con la piantumazione di un fitto bosco, espandendo i confini dell’attuale parco, nell’area retrostante al momento destinata a coltivazione, con circa 200 piante fornite dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito del programma regionale di riforestazione. Durante la primavera del prossimo anno, prima della riapertura del parco, sono in programma il rimboschimento dell’area destinata al parcheggio e al centro accoglienza con oltre 1.100 piante, tra alto fusto, alberi rustici e arbusti ornamentali; e il completamento dell’area orti, con la messa a dimora oltre 500 piante aromatiche officinali e piccoli frutti. A protezione del canale d’irrigazione è previsto infine l’incremento della vegetazione acquatica e paludosa.


