ROMA (ITALPRESS) – In migliaia a Roma per l’ultimo saluto a Sinisa Mihajlovic. La sua famiglia, i giocatori del Bologna, l’ultima squadra che ha allenato, con tutta la dirigenza, e ancora amici e colleghi, tra cui Angelo Peruzzi e Fabio Liverani, e tanti tifosi hanno accompagnato il feretro del serbo, arrivato alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in piazza della Repubblica a Roma per i funerali. “Ciao Sinisa, uno di noi” il testo di uno degli striscioni esposti dai tifosi della Lazio tra la folla.

Tra i presenti il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, quello della Figc Gabriele Gravina, i giocatori della Lazio, con la dirigenza e il presidente Claudio Lotito, il tecnico dei biancocelesti Maurizio Sarri, la mascotte dei capitolini, ovvero l’aquila Olympia, l’ex presidente della Sampdoria Massimo Ferrero e, ancora, Francesco Totti, Bruno Conti, Daniele De Rossi, Urbano Cairo e Gianni Morandi. “Sinisa è sempre rimasto lo stesso, un uomo ruvido, schietto, audace, generoso, allo stesso tempo dolce e tenero. Le sue parole erano i fatti, che spesso lo hanno portato a essere duro, come in campo, ma senza falsità. Ha affrontato la malattia con coraggio e credo che abbia dato coraggio, condividendo le sue fragilità, quel passaggio da invulnerabile a vulnerabile. Lo ha fatto mostrando la fragilità dolce di un guerriero, che è tale perchè sa rialzarsi o ci prova. La fragilità è una porta, non un muro” le parole del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, nel corso dell’omelia. “Ci stringiamo tutti alla sua famiglia, ci stringiamo tra noi anche un pò fisicamente come stiamo facendo, e che ci fa bene”, ha detto ancora Zuppi. “Sinisa voleva diventare vecchio con tanti nipoti, è stato uno capace di dare un’occasione a chi non l’aveva mai avuta, e vorrei che oggi sentiate l’affetto della madre che è la Chiesa. Proprio perchè è una madre non si arrenderà mai al dolore dei suoi figli. E’ un saluto doloroso che ci lascia increduli”. E poi un lunghissimo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro dalla Basilica, portato a spalle da suoi amici di una vita, tra loro il ct azzurro Roberto Mancini, Dejan Stankovic e Attilio Lombardo.
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