A Nonantola prendono il via in questi giorni i lavori per la realizzazione di un Luogo per la Memoria rivolto alla vicenda dei ragazzi ebrei accolti e salvati a Nonantola nel 1942-43.

L’opera, che sorgerà a Prato Galli, un’area proprio di fronte alla storica Villa,  sarà realizzata dalla RTI composta da Cires Società Cooperativa di Castenaso e MEI Tecnologie e Costruzioni S.r.l di Bologna, ha per committente la Fondazione Villa Emma, in convenzione con il Comune di Nonantola, e vede finanziamenti del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna, della Fondazione di Modena, di BPER Banca e del Comune di Nonantola.

 

Il progetto

A cura dello studio Bianchini & Lusiardi Associati di Cremona, si svilupperà su un solo piano per una superficie utile di circa 650 metri quadri e prevede la realizzazione di un itinerario artistico che toccherà i luoghi del paese e del circondario che furono teatro di precise fasi della vicenda.

Dall’area esterna i visitatori saranno accompagnati all’interno dell’edificio attraverso un lungo passaggio coperto e affiancato da una porzione di muro preesistente, ottenuto attraverso la conservazione di alcuni dei mattoni che costituivano i casali presenti nell’area di Prato Galli, pietre testimoni della vita quotidiana dei ragazzi, che accoglieranno i visitatori all’inizio del loro percorso.

Il controsoffitto/frangisole in legno avrà il compito di richiamare il ruolo di Villa Emma quale riparo temporaneo dei ragazzi e dei loro accompagnatori durante il loro viaggio verso la Palestina.

Lo spazio d’ingresso, che consentirà l’accesso allo spazio espositivo, si aprirà verso la zona di accoglienza dei gruppi in visita e il blocco guardaroba-servizi. Saranno poi presenti gli uffici della Fondazione, una sala conferenze ad uso della comunità e delle associazioni, intitolata allo storico Klaus Voigt, un archivio, pensato come una risorsa parzialmente aperta alla consultazione, e un’aula didattica, al termine del percorso espositivo, che si configura come tappa di riflessione e di lavoro collettivo sulle questioni e sui temi emersi nel corso della visita.

 

La sezione museale

Prevede un allestimento destinato alla rappresentazione dell’incontro tra la comunità locale e quella degli stranieri venuti da lontano, attraverso una modalità di narrazione che non si limita all’area espositiva, ma permea l’edificio nel suo complesso attraverso setti parete, segni a pavimento e testimonianze scritte.

Alla dorsale centrale del percorso è affidata la narrazione dei giorni trascorsi dai ragazzi a Villa Emma e, più in generale, al loro rapporto con il territorio di Nonantola. Il progetto prevede, inoltre, una zona di approfondimento scandita da un serie di postazioni individuali dove i visitatori potranno consultare materiali e documenti integrativi. In un punto del percorso espositivo, una grande cornice inquadrerà visivamente e metaforicamente Villa Emma, appena al di là della strada.

 

L’area esterna

Concepita come estensione dell’edificio, sarà popolata da setti verticali, panche e segni a terra che materializzeranno la rete di percorsi creata dalla vicenda dei ragazzi accolti a Nonantola. Alcuni di questi setti saranno inclinati secondo linee di forza e direttrici che collegano Prato Galli con i luoghi emblematici della storia, sia vicini che lontani.

Ai due alberi esistenti, che saranno conservati – l’ippocastano lungo via Mavora e la quercia secolare situata nel prato su via Rossini – si affiancheranno essenze rustiche e di facile manutenzione, come aceri campestri e frassini. Insieme a questi sarà piantato un giovane ulivo, posto sulla direttrice ideale che collega Villa Emma alla Palestina, che rappresenterà la Terra d’Israele, meta del lungo viaggio dei ragazzi.

L’itinerario artistico, infine, sarà segnato da piccole seggiole, simbolo di accoglienza e di ospitalità per eccellenza, realizzate in bronzo e collocate nelle vicinanze di alcuni punti chiave della vicenda, a sottolineare la forte relazione tra la scena memoriale principale, posta davanti al luogo che fu teatro storico della vicenda, il centro storico del paese e i suoi immediati dintorni, che a loro volta rappresentano i poli attorno ai quali si organizzarono l’accoglienza, l’amicizia tra i perseguitati e gli abitanti del luogo, la salvezza finale del gruppo.

 

Per maggiori informazioni segreteria@fondazione villaemma.org