
Al culmine di reiterate condotte persecutorie nei confronti della compagna, che le procuravano un perdurante stato d’ansia e di timore per la propria incolumità, il 4 maggio scorso l’uomo la privava della libertà personale costringendola dapprima – previa sottrazione dei documenti di identità e del telefono – ad un giro in auto per la campagna per poi, dopo averla minacciata di morte, condurla nella sua abitazione e chiuderla a chiave in una stanza. La vittima è stata costretta a rimanere per due giorni all’interno del luogo dove, sorvegliata a vista dall’indagato, veniva privata della libertà di movimento e costretta ad espletare i propri bisogni fisiologici in una scodella.
Durante la prigionia, la donna è stata picchiata brutalmente anche con l’utilizzo della parte piatta di un machete e col manico di una katana, subendo morsi e tagli di ciocche i capelli, riportando lesioni refertate con prognosi iniziale di 30 giorni per traumi policontusivi da percosse, trauma cranico e frattura del naso. Il 6 maggio la donna è riuscita ad eludere il controllo dell’indagato, che dopo ininterrotta sorveglianza si addormentava e, dopo avergli sottratto le chiavi di casa e recuperato il telefono nascosto dall’uomo sotto un materasso, guadagnava la libertà recandosi in ospedale aiutata da un’amica. I medici del pronto soccorso davano immediato avviso ai Carabinieri che svolgevano tempestive indagini che permettevano di riscontrare la fondatezza della notizia di reato e di acquisire fonti di prova che determinavano il pubblico ministero a richiedere con urgenza la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti dell’indagato.
La richiesta cautelare è stata immediatamente esaminata ed accolta dal Giudice per le Indagini Preliminari che ha disposto la misura richiesta. 2 Va ricordato che l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino alla sentenza di condanna irrevocabile.

