Sono la giudice Silvia Guareschi per la sezione under 50 ed ex aequo l’avvocata Etelina Carri e la dirigente di Polizia Marinella Caruocciolo per la sezione over 50 le vincitrici dell’edizione 2026 de “Le Reggiane per esempio”. A loro si aggiungono le menzioni speciali alla vice questora Alessandra Cicchetti per le under 50 e all’avvocata Natalia Maramotti per le over 50.
La premiazione si è tenuta questa mattina nella Sala del Tricolore del Municipio, in occasione della Giornata internazionale della donna. La 17esima edizione è stata dedicata in particolare alle reggiane che si sono distinte dei diversi ambiti della Giustizia, e quindi avvocate, magistrate e appartenenti alle forze dell’ordine, con l’obiettivo di riconoscere la loro competenza e professionalità, la capacità di promuovere una cultura della parità di genere e indicare modelli di ruolo positivi per le future generazioni. Premiarle, quindi, ha voluto celebrare il loro contributo alla giustizia, evidenziare modelli positivi per i giovani per incentivare ulteriormente la presenza femminile in settori tradizionalmente rappresentati da figure maschili.
A consegnare i riconoscimenti – per le premiate una copia del Primo Tricolore, per le menzioni una stampa fine art dell’opera “Parole, parole, parole” di Elena Mazzi – sono stati il sindaco Marco Massari e l’assessora alle Pari opportunità Annalisa Rabitti; alla cerimonia hanno partecipato, inoltre, le assessore Marwa Mahamoud e Carlotta Bonvicini e l’assessore Marco Mietto. Ospite d’onore della premiazione è stata Cathy La Torre, avvocata e attivista specializzata nei temi dell’equità, dell’inclusione e del diritto antidiscriminatorio. La Torre ha portato la propria testimonianza con un intervento sull’attivismo, sui diritti conquistati dalle donne in questi decenni, sul senso di responsabilità e di cura, sulla consapevolezza di poter fare la propria parte ciascun a suo modo, ma insieme e con generosità. La Torre ha in particolare ricordato la figura di Rosa Oliva, giurista e attivista conosciuta per aver vinto, nel 1960, il ricorso presso la Corte Costituzionale, dopo il rifiuto del Ministero dell’interno di ammetterla al concorso per la carriera prefettizia in quanto donna.
“Qualcuno potrebbe chiedersi a cosa serve un premio – ha detto La Torre – Non bastano i titoli, non bastano le sentenze o il lavoro fatto. La storia delle donne nel diritto, e in quasi tutti i campi, è piena di lacune, di nomi che non conosciamo, e il nome Rosa Oliva è uno di questi. È piena di battaglie che non ci hanno insegnato a scuola, di prime volte di cui nessuno ha tenuto traccia. La storiografia si è occupata a lungo di uomini, anzi di grandi uomini, e le donne sono sempre state la moglie di qualcuno, la classica grande donna dietro a un grande uomo”.
“Un premio come questo – ha continuato La Torre – è quindi un atto di memoria, prima ancora che un atto di celebrazione. Significa dire: questo nome esiste, questo lavoro è stato fatto, questa persona ha contribuito a costruire qualcosa. E siccome la storia dimentica, noi ricordiamo quello che queste persone hanno contribuito a fare.Reggio Emilia è il posto giusto per farlo, non perché sia una città perfetta – nessuna città lo è – ma perché questa è una città che ha una tradizione lunghissima di donne protagoniste come soggette politiche e civili: le Partigiane in questa provincia non erano l’eccezione ma la norma, più di 1.500. E il fatto che 1.500 donne abbiano partecipato alla Resistenza con ruoli importantissimi non è una coincidenza storica, ma è il segno di una cultura in cui le donne si sentivano e si sentono autorizzate ad agire. Quella cultura è preziosa, va custodita, va trasmessa, va premiata”.
LE MOTIVAZIONI DEI PREMI – Nella sezione Under 50 ad essere premiata è stata la giudice Silvia Guareschi “per la sua comprovata competenza e la sua capacità di coniugare rigore giuridico, equilibrio istituzionale e profonda attenzione alla dimensione umana della giustizia. Nel suo percorso ha maturato una significativa esperienza nel contrasto alla violenza domestica e di genere, contribuendo a rafforzare la tutela delle vittime e a promuovere una risposta giudiziaria consapevole delle dinamiche relazionali e sociali che caratterizzano questi reati. Per la capacità di interpretare il ruolo della magistratura come presidio dei diritti e come spazio di evoluzione culturale della giustizia, rappresenta un esempio significativo per le nuove generazioni di giuriste e per l’intero sistema”. La candidatura di Guareschi è stata presentata da Ordine Forense di Reggio Emilia e Associazione Professare al femminile.
Nella sezione over 50, sono state due le vincitrici ex aequo: l’avvocata Etelina Carri, candidata da Ets. Sco.Coop.Sociale Nondasola e CGIL Camera del lavoro territoriale di Reggio Emilia, e la dirigente della Divisione Anticrimini della Questura Marinella Caruocciolo, candidata da Questura di Reggio Emilia, Ordine Forense e Professare al femminile.
“Etelina Carri, avvocata e protagonista storica del femminismo giuridico del territorio, ha dedicato la propria vita professionale e civile alla tutela dei diritti delle donne, delle lavoratrici e delle persone più esposte a discriminazioni e violenza. Fin dagli esordi ha intrecciato pratica forense, impegno politico e attivismo contribuendo alla nascita e allo sviluppo di realtà fondamentali, come il Centro antiviolenza gestito dall’Associazione Nondasola e partecipando alla costruzione di reti nazionali impegnate nel contrasto alla violenza maschile contro le donne. La sua attività ha avuto un impatto concreto anche sul piano normativo e culturale, partecipando ai processi che hanno portato all’elaborazione di strumenti legislativi e di buone pratiche oggi centrali nella tutela delle vittime. Attraverso il lavoro nelle associazioni, nella formazione e nella pratica legale ha contribuito a rendere il diritto uno strumento di emancipazione e cambiamento sociale. Per la coerenza di un percorso che ha unito professione, attivismo e costruzione di comunità, rappresenta una figura di riferimento e un esempio duraturo di giustizia orientata ai diritti e alla trasformazione delle relazioni”.
La dirigente della Divisione Anticrimini della Questura di Reggio Emilia Marinella Caruocciolo è stata premiata “per avere sempre svolto con abnegazione e professionalità gli incarichi di tutta la sua lunga carriera rappresentando un riferimento imprescindibile sul territorio. Ha mostrato un’elevata competenza, una grande umanità e peculiari capacità comunicative e relazionali. La sua attività si caratterizza per un forte impegno nella repressione dei reati di violenza, anche di genere, ambito nel quale si è dedicata con professionalità e sensibilità, svolgendo con integrità e profonda umanità il suo ruolo istituzionale”.
LE MENZIONI – Oltre alle tre premiate, sono state consegnate anche due menzioni speciali, una per ciascuna categoria del premio: nella sezione under 50 alla vice questora aggiunta della Polizia di Stato Alessandra Cicchetti e nella sezione over 50 all’avvocata Natalia Maramotti.
“Alessandra Cicchetti – si legge nella motivazione – grazie alla competenza e all’esperienza maturata sul campo è un punto di riferimento per colleghi e colleghe e per i referenti degli enti esterni con i quali quotidianamente collabora, dimostrando non comune empatia, spirito collaborativo e di sacrificio, tesi alla realizzazione della tutela sistematica e costante dell’ordine e sicurezza pubblica. Si contraddistingue per evidenti doti morali, umane e professionali rappresentando un esempio per il territorio”.
Natalia Maramotti è stata invece “premiata per il suo continuativo impegno professionale, istituzionale e culturale nella promozione della parità di genere, dei diritti, dell’inclusione e della conciliazione tra vita e lavoro. Nella sua attività di avvocata civilista con una lunga esperienza nel diritto antidiscriminatorio e nel diritto di famiglia, si è confrontata con imprese, con le pubbliche amministrazioni e con tutte le associazioni, soprattutto quelle al femminile, divenendo un punto di riferimento autorevole sui temi della parità di genere. Ha svolto ruoli istituzionali di primo piano, tra cui quello di assessora del Comune di Reggio Emilia, con deleghe alle Pari opportunità, lasciando un segno riconoscibile nelle politiche pubbliche e impegnandosi civicamente”.
LA GIURIA – Le candidature presentate da enti, associazioni e istituzioni sono state valutate da una Commissione composta da esperte del settore, tra cui la stessa Cathy La Torre, la consigliera provinciale di parità Francesca Bonomo e Maria Rita Cocciufa già prefetta di Reggio Emilia. Hanno preso parte alla giura anche le rappresentanti della Consulta di Genere:Paola Ligabue(CNA Impresa Donna),Francesca Salami (referente per Ordine degli Avvocati Ordine degli Avvocati),Elena Strozzi(delegata pari opportunità Cgil),Carmen Pisanello (presidente Associazione Donne Giuriste Italia), Cristina Bassoli (presidenteCIF Reggio Emilia),Donatella Jager Bedogni (presidente Zonta club Reggio Emilia, Professare Al femminile),Luisa Vastano(presidenteOrdine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), Simona Caffarri (referente Confagricoltura Donna Reggio Emilia).
Inoltre hanno fatto parte della giuria anche due premiate reggiane per esempio delle passate edizioni:Sara BeltramieCecilia di Donato.
IL PREMIO – Il bando “Le Reggiane per esempio” costituisce un’occasione per dare voce e visibilità alle donne reggiane che si sono particolarmente impegnate a favore della comunità o distinte per capacità professionali, intraprendenza, creatività, talento, impegno sociale, politico, sportivo e culturale. Nel corso delle diverse edizioni, gli ambiti di assegnazione dei premi sono stati molto diversi – dallo sport all’arte alla cultura e ricerca scientifica – e sono stati incrementati anche grazie alle richieste e ai suggerimenti promossi dalle Associazioni del Tavolo Reggio Emilia contro la violenza.
Il Sindaco Massari: “Parlare di parità di genere significa parlare di libertà, di democrazia e di pace”
Il sindaco Marco Massari è intervenuto questa mattina alla cerimonia della 17esima edizione del premio “Le Reggiane per esempio”, in Sala del Tricolore.
“Oggi celebriamo una giornata importante, ma anche impegnativa ha detto il sindaco Massari -. L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza simbolica: è un momento in cui una comunità si ferma a guardare con onestà a ciò che è stato fatto e, soprattutto, a ciò che resta ancora da fare per quanto riguarda la parità di genere. Parlare di parità di genere significa parlare di libertà, di democrazia e di pace.
Sono stati fatti importanti passi avanti. Quest’anno ricorrono gli 80 anni del voto a suffragio universale, seguiti negli anni Settanta da una stagione straordinaria di conquista di diritti: divorzio, parità salariale, interruzione volontaria di gravidanza, nuovo diritto di famiglia, nidi pubblici, consultori. Poi abbiamo dovuto aspettare il 1996 per l’arrivo della legge sulla violenza contro le donne, grazie a un’alleanza trasversale delle donne di tutti i partiti. Nel 2000 è arrivata quella sui congedi parentali.
In Italia abbiamo il più basso tasso di occupazione femminile d’Europa, molto part-time involontario, un forte divario salariale, la child penalty, poche donne nei luoghi decisionali, donne che continuano ad essere il pilastro del sistema di welfare per la cura dei figli e degli anziani. E così oggi lavora solo il 53,9% delle donne. Un quarto delle madri lascia il lavoro alla nascita di un figlio. La qualità del lavoro è bassa.
Le donne non riescono ad avere il numero di figli che desiderano.
E guardate che quando tutto ciò manca, non si indeboliscono solo le donne: si indebolisce il Paese. Senza valorizzazione delle risorse femminili questo Paese è destinato al declino”.
“Il premio “Reggiane per esempio”, riconoscimento istituito nel 2010 – ha continuato il sindaco Massari – nasce proprio da questa consapevolezza di una parità di genere tutta da raggiungere: riconoscere il valore di donne che con il loro lavoro quotidiano, la loro competenza e la loro determinazione, contribuiscono a rendere la nostra società più giusta. Donne di “straordinaria normalità”, come abbiamo scelto di chiamarle, che rappresentano modelli positivi per le nuove generazioni. Quando sarà raggiunta una sostanziale parità di genere potremo fare a meno di questo riconoscimento”.
“Quest’anno abbiamo scelto di dedicare il premio al mondo della giustizia – ha ricordato il sindaco Massari -. Non è una scelta casuale. La giustizia è uno dei luoghi in cui si misura concretamente il livello di civiltà di un Paese. Ed è anche uno dei terreni su cui si combatte ogni giorno una battaglia fondamentale: quella contro la violenza sulle donne.
Purtroppo i numeri e i fatti di cronaca ci ricordano con crudezza che questa violenza continua a essere una realtà diffusa. Non è un’emergenza improvvisa: è un fenomeno strutturale, radicato in disuguaglianze profonde, stereotipi culturali e rapporti di potere che ancora oggi attraversano la nostra società.
Una ricerca internazionale condotta al King’s College di Londra su un campione di 23 mila giovani tra i 15 e i 30 anni in 29 Paesi, la maggior parte in Europa e America, mostra dati preoccupanti. Si è scoperto che la cosiddetta Gen Z, la prima generazione nativa digitale, è convinta che una moglie debba «ubbidire al marito» e che tocchi a lui l’ultima parola sulle decisioni importanti della famiglia. Un quarto degli uomini e dei ragazzi pensa che non sia opportuno che le donne appaiano troppo indipendenti o autosufficienti. Il 43% del campione interpellato plaude alla «mascolinità tradizionale», cioè a uomini macho. Il 28 per cento, inoltre, ritiene meno uomini quelli che restano a casa a prendersi cura dei bambini. Ogni risposta è un passo indietro nel tempo, nei diritti, nel percorso verso una vera parità di genere.
La parità, come altri nostri valori costituzionali o il diritto internazionale, non è acquisita una volta per tutte: va difesa, rafforzata, costruita ogni giorno nelle istituzioni, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle famiglie. Per questo parlare di parità di genere significa parlare di democrazia. Significa riconoscere che, nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi decenni, la strada da percorrere è ancora lunga.
“In questo quadro – ha continuato il sindaco Massari – non possiamo non guardare con attenzione e preoccupazione al dibattito che in questi mesi ha riguardato la legge sulla violenza sessuale e il tema del consenso. Per questo negli ultimi anni molte giuriste, associazioni e movimenti hanno chiesto con forza una riforma che chiarisse un principio semplice ma fondamentale: io credo che senza consenso non possa esserci libertà e quindi non possa esserci un rapporto legittimo. Lo dice la Convenzione di Istanbul: lo stupro è qualsiasi atto sessuale compiuto senza un consenso libero e attuale della persona coinvolta.
È una questione che non riguarda soltanto il diritto penale. Riguarda la cultura di un Paese. Riguarda il modo in cui insegniamo alle nuove generazioni che cosa significhi il rispetto dell’altra persona, il rispetto dei corpi, dei confini, delle libertà individuali.
Come istituzioni locali abbiamo il dovere di dirlo con chiarezza: su questi temi non possiamo permetterci passi indietro. Servono leggi chiare, strumenti efficaci e una cultura diffusa del rispetto, a partire dalle scuole con l’insegnamento di educazione affettiva ed educazione sessuale.
Per costruire questa cultura è fondamentale il lavoro che ogni giorno si svolge nei territori. A Reggio Emilia abbiamo una rete straordinaria di associazioni, volontarie, professioniste e professionisti che da anni lavorano accanto alle donne. Realtà che offrono ascolto, protezione, accompagnamento nei percorsi di uscita dalla violenza e che allo stesso tempo fanno prevenzione culturale nelle scuole e nella società.
Tra queste voglio ringraziare in modo particolare Nondasola, che rappresenta da molti anni un presidio fondamentale per la nostra comunità, che gestisce il centro antiviolenza e che continua a essere un punto di riferimento per tante donne.
Ma voglio anche ricordare il lavoro del Servizio Pari Opportunità del Comune di Reggio Emilia, che ogni giorno costruisce progetti, percorsi educativi, iniziative culturali e politiche pubbliche per promuovere l’uguaglianza e contrastare ogni forma di discriminazione. È un lavoro spesso silenzioso ma essenziale, che tiene insieme istituzioni, scuole, associazioni e cittadinanza.
Allo stesso modo voglio unirmi alla posizione espressa dalle assessore Annalisa Rabitti e Marwa Mahmoud contro la possibile soppressione della figura delle consigliere di parità regionali. Si tratta di strumenti fondamentali per la tutela dei diritti nei luoghi di lavoro e per la lotta alle discriminazioni. Indebolire questi presidi significa indebolire la possibilità concreta di difendere l’uguaglianza.
La presenza oggi di Cathy La Torre, avvocata e attivista specializzata nei temi dell’equità, dell’inclusione e del diritto antidiscriminatorio, che ringrazio per essere qui con noi, rafforza il senso di questa giornata: ricordarci che i diritti non sono mai definitivi, che vanno difesi e spesso riconquistati con coraggio e determinazione”.
“Ecco perché momenti come questo sono importanti – ha concluso il sindaco Massari -. Perché celebrano esempi positivi, ma allo stesso tempo ci ricordano una responsabilità collettiva: quella di costruire una società in cui nessuna donna debba avere paura, in cui il rispetto sia la regola e in cui la parità non sia un obiettivo da raggiungere ma una realtà pienamente vissuta.
Affrontare in modo radicale la situazione delle donne in Italia è urgente. Siamo di fronte a un’emergenza nazionale. Per questo, come è stato detto da tanti, c’è poco da far festa. C’è molto da lottare”.

