
La 19enne raccontò ai carabinieri di essere stata costretta dai tre indagati, rispettivamente di 40, 45 e 37 anni, a salire in auto mentre camminava in Strada Maggiore nel centro di Bologna. Sempre secondo la sua versione – ora ritenuta dai magistrati non corrispondente al vero – i tre l’avrebbero portata in un appartamento a Quarto Inferiore, Comune di Granarolo dell’Emilia, dove il 37enne l’avrebbe obbligata a bere whisky, picchiata e violentata. Dall’analisi dei tabulati telefonici gli inquirenti ritengono che la ragazza abbia mentito: infatti, durante il presunto sequestro, la 19enne si trovava, come riferito dal rumeno di 37 anni durante l’interrogatorio di convalida, al Centro commerciale Lame, nella prima periferia della città, e non in Strada Maggiore. Inoltre nelle ore in cui, a suo dire, si sarebbe consumata la violenza sessuale la straniera aveva avuto ripetuti e prolungati contatti telefonici con la madre, il fratello, lo stesso connazionale indicato come il suo violentatore, ed altre due persone.
Valutando questi elementi il giudice ha ritenuto credibile la versione rilasciata dai tre indagati in sede di convalida del fermo. Convalida avvenuta lo scorso 26 giugno che ha portato all’emissione di una misura di custodia cautelare in carcere, ora revocata dallo stesso Gip alla luce del nuovo quadro probatorio, per tutti e tre gli stranieri.
Ai due rumeni di 45 e 40 anni, in sede di convalida del fermo, era stato contestato solo il sequestro di persona, al loro connazionale di 37 anni era stata contestata anche la violenza sessuale. La Procura, visto l’esito delle indagini, potrebbe procedere per calunnia nei confronti della 19enne rumena.

