
“Condivido a pieno la decisione presa dal Presidente francese Sarkozy – prosegue Claudia Severi – che ha avuto la forza di mettere in atto ciò che io vado sostenendo sin dal momento dell’insediamento della Giunta e che l’intero modo civile ha a cuore. Il Burqa è una prigione di tessuto, fisica e morale: non si tratta di razzismo o di paura del diverso, come forse qualcuno troppo frettolosamente potrebbe commentare, ma di presa di coscienza che questo indumento costituisce un disvalore, soprattutto per quanto riguarda i diritti fondamentali della donna. Dietro di esso – aggiunge l’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Sassuolo – si cela troppo spesso il volto della segregazione, dell’emarginazione e dell’esclusione dalla vita sociale del Paese e nessuno è in grado di dimostrare che indossarlo sia una libera scelta delle donne. Non può e non deve fare scandalizzare la rivendicazione del diritto di riconoscere chi si ha di fronte e il diritto delle donne a mostrarsi in pubblico, dobbiamo essere orgogliosi delle nostre tradizioni, delle nostre leggi e dei nostri convincimenti. In fin dei conti – conclude l’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Sassuolo Claudia Severi – la Francia non e’ razzista e non lo siamo nemmeno noi che pretendiamo il rispetto di diritti che le donne si sono conquistate in decenni di lotte e rivendicazioni”.

