
All’interrogazione ha risposto l’assessore all’Ambiente Simona Arletti: “La sentenza della Corte di Cassazione – ha detto – sta generando caos e la soluzione spetta al Governo. La somma pagata come Iva negli anni passati, oltre un miliardo di euro, è stata già incassata dallo Stato e le imprese non possono restituirla. L’ipotesi di rimborso a carico dei gestori dei servizi di igiene ambientale e di una successiva compensazione da parte dell’erario comporterebbe aumenti tariffari di cui sarebbero gravati i contribuenti. Ora –ha proseguito Arletti – la situazione è bloccata, perché i consumatori hanno moltiplicato le richieste di rimborso, ma Comuni e gestori aspettano una soluzione dal Governo”. L’assessore Arletti ha precisato: “La sentenza va in una direzione che io non condivido: ritornare da tariffa a tassa significherà per le imprese non poter più scaricare l’Iva, con un danno significativo e una retromarcia normativa notevole”.
Eugenia Rossi (Idv) si è detta “allibita” dalla risposta dell’assessore, “che cerca di evitare il danno alle imprese ma non ai cittadini, di fronte a una sentenza della Cassazione. È chiaro che le procedure di rimborso comporteranno un costo che sarà a carico dello Stato. Se si chiede il rimborso dell’Iva pagata e il gestore rifiuta, è possibile citarlo davanti al giudice ordinario. Qui c’è un problema di convenienza anche per il privato: sarebbe molto più semplice restituire subito l’Iva che lasciare ai cittadini la scelta di ricorrere in giudizio”.
Giuliana Urbelli (Pd), ha parlato di “tentazioni demagogiche nel voler semplificare troppo una materia complessa” e ha definito “poco chiaro” il contesto normativo nel quale “una sentenza della Cassazione non è coerente con le pronunce del ministero delle Finanze e dell’Agenzia delle entrate. Comuni e gestori sono anch’essi parte lesa, perché hanno riscosso l’Iva, ma l’hanno anche versata all’Erario”. Urbelli ha poi proposto a Rossi un emendamento. “La mozione si rivolge all’interlocutore sbagliato”, ha detto: “Quello che possiamo chiedere a Hera non è di restituire i crediti ma di determinarne l’importo, in modo che poi i cittadini possano rivolgersi all’Erario per riaverli”. Dopo una breve interruzione per discutere l’eventuale emendamento, Rossi ha ripreso la parola: “Per me quello che dobbiamo esigere non è la determinazione degli importi, ma la restituzione, né più né meno”.
Nel dibattito, Sandro Bellei, Pdl, ha affermato: “Mi sarei aspettato che l’assessore prendesse l’impegno di tutelare gli interessi dei modenesi. Dovremmo almeno farci carico di dare ai cittadini informazioni precise”. Sandra Poppi, Modena5stelle-beppegrillo.it, ha affermato: “Mi sembra che con la sentenza della Cassazione la certezza giuridico normativa sia già stata raggiunta”. Secondo Nicola Rossi (Modena Futura), “la confusione normativa dura da tanti anni, ma Hera è una società notevole, sia in termini di fatturato sia di margine operativo. Bisogna che gli esponenti degli enti locali che rivestono ruoli nell’azienda agiscano con forza persuasiva”.
Federico Ricci, Sinistra per Modena, ha auspicato “un’azione concreta nella direzione della tariffazione puntuale, che creerebbe una situazione più chiara”. Per il Pd, Gian Domenico Glorioso ha replicato: “Il nostro emendamento tenta di essere realistico. Un soggetto che ha operato come sostituto d’imposta non può restituire una somma che non ha nelle proprie casse”. Paolo Trande ha spiegato che l’emendamento sarebbe stato ritirato, aggiungendo: “Speriamo che Governo e Parlamento arrivino a una composizione giuridico-normativa per consentire a milioni di cittadini italiani di riavere i loro crediti”. Per ultimo è intervenuto il sindaco Giorgio Pighi affermando: “Ci sono dei limiti che nascono dal dissidio interpretativo, nel quale non siamo noi a poter fare da garanti dell’interpretazione corretta o sbagliata. Possiamo dolerci delle conseguenze sui cittadini e restare in un ambito di critica, anche severa, ma non abbiamo la possibilità di passare all’azione”.

