In questi anni l’assessore Sitta è riuscito a presentarsi come il più anacronistico dei nostri amministratori. Incapace di pensare l’amministrazione della cosa pubblica se non come una eterna pianificazione di nuovo asfalto e nuovo cemento. Un modello di sviluppo diverso, che tenga conto dei limiti oggettivi e ineludibili posti dalla necessità di fermare la distruzione dell’ambiente, per l’assessore Sitta è evidentemente inconcepibile.
Concetti come la difesa del suolo agricolo e delle falde acquifere o la tutela delle risorse non rinnovabili non scalfiscono minimamente la mente di quest’uomo e la sua fiducia in una illimitata crescita quantitativa.
Ma come se non bastasse adesso anche sui rifiuti arriva implacabile il Sitta –pensiero: produrre rifiuti e quindi bruciarli è cosa buona e giusta. E chi non è d’accordo è un demagogo od un politico incapace, meritevole – sempre secondo Sitta – addirittura dell’interdizione.
Sarebbe bene che qualcuno nel PD spieghi all’assessore Sitta alcune cose ed in particolare:
1) che l’inceneritore di Modena è già stato potenziato, e con le sue 180.000 tonnellate/anno è già il più grande della nostra Regione.
2) Che i rifiuti speciali assimilabili agli urbani sono nella quasi totalità rappresentati da materiali recuperabili con la raccolta differenziata (carta, cartone, plastica ecc.)
3) Che i rifiuti speciali assimilabili agli urbani rientrano già nelle attuali 180.000 tonnellate/anno, non vanno né Germania né altrove.
4) Che i dirigenti di HERA, e i politici che li sostenevano, non hanno sbagliato le loro previsioni, hanno semplicemente evitato di spiegarci che il potenziamento a 240.000 tonnellate/anno serviva a smaltire rifiuti speciali non assimilabili (prodotti cioè non dai cittadini ma dalle attività produttive e provenienti anche da fuori provincia) cioè a consentire a HERA di lucrare su questo business.
5) Che gli inceneritori non eliminano le discariche: il 30% del materiale incenerito residua come ceneri, cioè come rifiuti speciali da smaltire comunque in discarica.
6) Che anche gli inceneritori hanno goduto per anni di contributi pubblici spacciandosi come fonte di energia alternativa. Che lo Stato incentivi fonti davvero alternative , come il fotovoltaico, è di per sé corretto, il problema semmai e nel modo incongruo con cui si realizzano gli impianti, sistemandoli ad esempio su suoli agricoli invece che su superfici urbanizzate (ma su questo aspetto ovviamente Sitta non si pronuncia!).
7) Che il futuro non è nell’incenerimento ma nella sinergia fra raccolta differenziata e riduzione della produzione dei rifiuti: e su questi obiettivi che si misurano i politici lungimiranti.
Se la quarta linea è stata fermata forse vuol dire che anche nel PD qualcuno queste cose ora le capisce. Sarebbe bene però che lo facesse capire anche all’assessore Sitta: se non lo fanno loro è probabile che lo faranno i cittadini. A Parma è già successo.
(Stefano Lugli – Segretario PRC Federazione di Modena)

