
“Davvero sono queste le priorità di un Comune in un momento storico così difficile ed eccezionale? Ci sarà un’altra crisi economica con gravi conseguenze e impoverimento di tante famiglie, i Servizi Sociali sono in affanno e, forse, senza sufficienti risorse per dare risposte all’aumento di richieste … le questioni “di facciata” sono davvero le più urgenti?
In passato le ordinanze per punire l’accattonaggio, con obiettivi simili a quelli della modifica del Regolamento comunale di Polizia Urbana di Sassuolo, ne facevano anche una questione di estetica, di decoro. A Sassuolo si vuole punire chi fa elemosina nei confronti di una persona più povera.
L’accattonaggio da combattere è quello molesto e già i regolamenti di Polizia Municipale lo prevedono e lo strumento è la denuncia, ma perché punire e multare un gesto di generosità e, soprattutto, fatto da una persona nella totale libertà? Ci si vuole liberare dagli accattoni punendo chi fa loro l’elemosina?
Sarebbe necessario distinguere chi è costretto all’accattonaggio, e rientra in giri di vero e proprio sfruttamento, da chi vende o chiede qualcosa per arrangiarsi e mantenersi. Nel primo caso è giusto cercare di limitare il fenomeno, ma sarebbe necessario perseguire gli sfruttatori e non gli sfruttati.
La filosofia principale che muove queste risoluzioni, con la quale non siamo assolutamente in linea, implica la discriminazione di una parte di popolazione: una fascia della nostra società che non vogliamo, ci infastidisce per il semplice fatto che tutti i giorni è davanti ai nostri occhi a ricordarci delle disuguaglianze tra persone e da quanto egoismo è pervasa la nostra società.
La povertà non può essere una colpa! Va contrasta con politiche e non con multe. Il pericolo di queste scelte è di aggravare la diffusione di una cultura negativa e una diffidenza generalizzata verso chi è nel bisogno. Dobbiamo stare attenti a non perdere la capacità di discernimento e di individuazione delle vere cause di povertà e sfruttamento e a non ingenerare paura nella relazione col bisognoso.
La cosa grave che ci sentiamo di rispedire al mittente è che nel dibattito del Consiglio Comunale di Sassuolo del 27 aprile da più consiglieri è uscita la tesi che “queste persone devono andare alla Caritas”. La carità non è una delega in capo a una organizzazione ecclesiale e alle poche persone che vi lavorano. E le persone povere, comprese tante di quelle che fanno elemosina in giro, ci vanno già alla Caritas! E alla Caritas trovano ascolto, e, laddove possibile, progettualità e accompagnamento per uscire dalla situazione di difficoltà e precarietà.
Condannare il gesto del fare elemosina e renderlo “sbagliato” e punibile, è proprio il contrario della ricerca del bene comune. A nostro parere è cosa gravissima, soprattutto se giustificata anche con la motivazione di combattere il degrado.
Non c’è bisogno di essere cristiani, cattolici e praticanti per capire quanto sia grave introdurre la punibilità della solidarietà, di un gesto fatto in piena libertà. Altresì, a maggior ragione, i cristiani dovrebbero essere i primi a fare un sobbalzo di fronte a queste scelte e a questa cultura che risulta essere vessatoria nei confronti dei più poveri, degli emarginati, degli sfruttati, di coloro che ogni giorno ci chiedono, a livello personale e comunitario, di convertirci.
Le soluzioni a questo tipo di problemi si devono trovare insieme. I percorsi non sono certamente facili ma, sicuramente, non bastano le ordinanze e i regolamenti comunali. Tutti possiamo fare un cammino di condivisione e di conversione, vivendo maggiormente la sobrietà, la solidarietà e la vicinanza a coloro che fanno più fatica, a coloro che sono comunque nostri fratelli da amare e non da respingere, cacciare o multare!” – conclude Isacco Rinaldi, Direttore Caritas diocesana Reggio Emilia – Guastalla.

