
Nel mirino degli inquirenti, in particolare, vi erano i presunti esponenti della cosca Grande Aracri, accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, riciclaggio, ed emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Le attività illecite emerse dalle indagini, ricalcarono il copione già visto in Emilia: i componenti della cosca avvicinavano gli imprenditori e si insinuavano nelle aziende attraverso prestiti e taglieggio, fino a estromettere i titolari, controllare le aziende dall’interno e utilizzarle per operazioni di riciclaggio.
A Reggio Emilia, nel marzo 2019, i Carabinieri eseguirono sette arresti e tre perquisizioni a carico degli indagati, a cui si aggiunsero 13 ordinanze di custodia cautelare, alcune delle quali rivolte a persone che già si trovano in carcere e condannate in primo grado nel maxi processo Aemilia. L’odierno condannato, un 45enne calabrese residente a Guastalla, all’epoca venne raggiunto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari. A seguito dell’iter processuale, con sentenza emessa nel maggio 2022 dalla Corte d’Appello di Venezia – in riforma alla sentenza dell’ottobre 2020 del Gip presso il Tribunale Ordinario di Venezia – divenuta definitiva il 17 gennaio 2024, l’uomo è stato riconosciuto colpevole del reato di riciclaggio dal competente Tribunale di Venezia che l’ha giudicato e condannato a 2 anni e 8 mesi, oltre il pagamento della pena pecuniaria di 4mila euro. Tolto il periodo di pre-sofferto in regime di arresti domiciliari, l’uomo dovrà espiare la pena di 3 mesi e 25 giorni in carcere.
Per questi motivi, l’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia ha emesso l’ordine di esecuzione per la carcerazione, provvedimento eseguito ieri pomeriggio dai Carabinieri della Stazione di Guastalla – nel cui comune l’uomo risiede – che lo hanno raggiunto accompagnandolo in carcere per l’espiazione della pena.

